Un italiano ancora una volta pioniere di un eccellente lavoro di ricerca che ha portato ad una importante scoperta: la possibilità di decifrare l’organizzazione molecolare alla nanoscala del principio attivo di un farmaco senza compromettere la struttura stessa del principio attivo cioè la porzione da cui dipende l’azione farmacologica. A prenderne i giusti meriti è il Professor Francesco Cardarelli che con il suo team ha intrapreso questo lavoro di studio e ricerca presso il Laboratorio NEST della Scuola Normale di Pisa. Sicuramente il background di conoscenze del Professor Cardarelli è stato fondamentale, difatti ad egli è stato in passato riconosciuto il premio “Young Fluorescence Investigator Award” dall’American Biophysical Society ed ha vinto un ERC Consolidator Grant ovvero uno tra i più importanti premi di ricerca assegnati dall’Unione Europea.
Dunque egli ha deciso di applicare le sue già consolidate conoscenze, nell’ambito della microscopia a fluorescenza, nell’osservazione in tempo reale della struttura di un farmaco anti-tumorale, in tal caso oggetto di studio è stata la Doxorubicina.
Si tratta di un attivo impiegato nel trattamento delle seguenti neoplasie:
- Carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC)
- Carcinoma della mammella
- Carcinoma ovarico avanzato
- Carcinoma della vescica, in somministrazione intravescicale
- Terapia neoadiuvante ed adiuvante dell’osteosarcoma
- Sarcoma avanzato dei tessuti molli nell’adulto
- Sarcoma di Ewing
- Linfoma non-Hodgkin
- Leucemia linfoblastica acuta e mieloblastica acuta
- Mieloma multiplo avanzato
- Carcinoma endometriale avanzato o ricorrente
- Tumore di Wilms
- Carcinoma tiroideo papillare/follicolare avanzato
- Carcinoma tiroideo anaplastico
- Neuroblastoma in fase avanzata
Per osservare la struttura molecolare è stato effettuato un imaging ottico ad alta risoluzione, attraverso il quale è stato sfruttato il segnale intrinseco di fluorescenza del principio attivo. L’obiettivo è quello di riuscire a studiare di qui a poco l’evoluzione dei farmaci nel momento in cui essi entrano in contatto con fluidi biologici o cellule ed estendere l’applicazione anche a cosmetici, nutraceutici, pesticidi, prodotti chimici industriali e così via.
Si tratta pertanto solo di un punto di partenza ma sicuramente rappresenta un grande passo per la scienza. Il lavoro è nato dalla collaborazione del Professor Carcarelli con i ricercatori della Scuola Normale, il CNR Nano, l’Università La Sapienza di Roma, la Fondazione Pisana per la Scienza e l’Università della California a Irvine.