Torre Annunziata, vitalizio a moglie e suocera di un affiliato al clan Gionta: sequestri per oltre 166.000 euro
Le due donne hanno beneficiato dal 2002 del contributo economico previsto per i familiari delle vittime della criminalità organizzata, omettendo il loro grado di parentela con un esponente del sodalizio criminale attualmente detenuto nel carcere di Poggioreale
Questa mattina il comando provinciale della guardia di finanza di Napoli ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni del valore di oltre 166.000 euro nei confronti di due donne, moglie e suocera di un affiliato al clan Gionta, responsabili di aver percepito indebitamente, per quindici anni, il vitalizio previsto per i familiari delle vittime della criminalità organizzata.
Tale vicenda trae le proprie origini il 26 agosto 1984, con la “strage di Sant’Alessandro”, quando un gruppo di fuoco proveniente dalla criminalità organizzata, a bordo di un autobus turistico, aprì il fuoco davanti al circolo dei pescatori, a Torre Annunziata, uccidendo otto persone e ferendone altre sette. Nel febbraio 2002, la moglie e la figlia di una delle vittime della strage, A. F., avevano ottenuto dal ministero dell’Interno un vitalizio, in qualità di familiari delle vittime della camorra: questo beneficio economico, però, andava in contrasto con la situazione familiare della figlia della vittima, poiché nel 1999 si era sposata con un esponente del clan Gionta, I. P., detenuto dal 2017 nel carcere di Secondigliano.
Questa unione coniugale era stata nascosta dalla stessa donna, proprio per poter continuare a beneficiare del vitalizio. Nel 2009, infatti, la Prefettura aveva richiesto informazioni circa la situazione familiare delle due donne, così da poter verificare la loro estraneità agli ambienti criminali, un requisito fondamentale per poter beneficiare del contributo economico. Le due non soltanto avevano omesso di rispondere, ma avevano simulato una separazione tra i due coniugi avvenuta il 18 maggio 2015 presso il Tribunale di Torre Annunziata. Le indagini, portate avanti dalla guardia di finanza e coordinate dalla procura della Repubblica di Torre Annunziata, hanno permesso di accertare la “finta” separazione tra i due coniugi, accertando infatti che nel 2017 la coppia aveva persino avuto un’altra figlia e che la moglie – a volte anche assieme alla suocera – aveva continuato a effettuare i colloqui col marito nel carcere di Secondigliano, dov’è tuttora ristretto. L’importo del vitalizio indebitamente percepito, fino a ora, è pari a 166.174,84 euro. Il sequestro di questa mattina delle fiamme gialle, attualmente al lavoro per verificare le movimentazioni bancarie e finanziarie delle due donne, è stato possibile anche grazie alla collaborazione con la Prefettura di Napoli.
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