Si era presentato all’entrata del carcere, come faceva ogni domenica, per celebrare la messa al cospetto di tutti i detenuti della struttura, ma aveva addosso ben 9 telefoni cellulari ed è stato scoperto. È quanto accaduto nel corso della mattinata odierna a un sacerdote recatosi presso il penitenziario di Carinola, in provincia di Caserta, un istituto di media sicurezza che al momento accoglie circa 500 detenuti. Gli agenti di polizia penitenziaria, durante gli ordinari controlli sulle persone in entrata, hanno individuato e ispezionato alcune buste di tabacco che il prelato portava con sé. Quel che è venuto alla luce, non ha certo mancato di destare sorpresa: dentro le confezioni erano nascosti 8 microtelefoni e uno smartphone, completi di relativi cavi e caricabatterie. Secondo quanto reso noto dall’Uspp, l’Unione dei sindacati di polizia penitenziaria, è attualmente in corso un’indagine a carico del religioso, immediatamente bloccato dagli agenti di servizio, che hanno provveduto al sequestro dei dispositivi.
La circolazione di dispositivi elettronici utilizzati dai detenuti per comunicazione illecite con l’esterno è un problema centrale e all’ordine del giorno nell’ambito della gestione delle strutture carcerarie italiane. Sempre in Campania, lo scorso 19 maggio, aveva destato molto scalpore la notizia della circolazione di foto e video girati in cella da alcuni detenuti con dei cellulari, immessi in rete e immediatamente divenuti virali su tutti i principali social network. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, gli autori del materiale erano alcuni soggetti rinchiusi nel carcere di Bellizzi Irpino, struttura penitenziaria ad alta sicurezza sita in Provincia di Avellino. La scoperta aveva comprensibilmente alzato un vasto polverone di polemiche e scatenato un’ondata di controlli a tappeto in quasi tutte le strutture della Regione Campania: numerosi dispositivi illecitamente in possesso di detenuti erano stati rinvenuti e posti sotto sequestro nelle successive 24 ore e addirittura, nella casa circondariale di Ariano Irpino, diversi microcellulari erano emersi dal muro di cinta del penitenziario.

