La Whirlpool conferma lo stop alla produzione a Napoli: il 31 ottobre cesserà tutto. La decisione è stata presa e, a quanto pare, non ha nulla a che fare con l’economia e il mondo del lavoro trasformati dal Covid. Altri quattro mesi, quindi, e poi la produzione nel sito Whirlpool di Napoli chiuderà i battenti, spiega l’amministrazione delegato del ramo italiano dell’azienda Luigi La Morgia. L’Ad di Whirlpool Italia ha messo sul piatto la fresca notizia in una videoconferenza convocata dal Ministero dello sviluppo economico in cui erano presenti, oltre agli esponenti di Whirlpool, anche Invitalia, i sindacati e la Regione Campania. La decisione, inoltre, è stata comunicata anche ai fornitori. Sul piede di guerra gli operai che, nell’assemblea convocata ad horas al termine del tavolo in videoconferenza, hanno reagito esprimendo il loro dissenso anche verso il Governo, affermando che si sta piegando al volere della multinazionale.
“Deludente” è stato il termine usato dagli operai per definire l’incontro tra Whirlpool e Governo. Non hanno paura di puntare il dito e di trovare un colpevole, attaccando il Governo in quanto reo, secondo loro, oltre al piegarsi alla multinazionale, di non trovare soluzioni concrete per scoraggiare la decisione dell’azienda statunitense. Gli operai pretendono il rispetto degli accordi e dei lavoratori, protestando contro riconversioni di facciata che darebbero comunque la possibilità a Whirlpool,in qualsiasi momento, di andare via, di decidere il bello e il brutto nel Paese e, soprattutto, della vita degli operai. I sindacati dicono no a quella che è stata definita una reindustrializzazione truffa, e si rivolgono a Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, per far sì che trovi una soluzione al più presto. Altrimenti, affermano, sarà necessario tornare al tavolo della presidenza del Consiglio. Nonostante ciò, sembra proprio che la decisione non veda margini per un dietrofront: ora come ora, il 31 ottobre sarà l’ultimo giorno di produzione a Napoli.

