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Home Inchieste

Alla scoperta del 5G: intervista al professor Daniele Riccio

Giuseppe Scuotri di Giuseppe Scuotri
10 Maggio 2020
in Inchieste, Scienza
daniele riccio 5g

L’introduzione della rete 5G in Italia si sta accompagnando a un moto di preoccupazione da parte di una certa parte dell’opinione pubblica, allarmata dai possibili effetti che l’esposizione a questa nuova tecnologia potrebbe avere sulla salute umana. Una paura, questa, che ha portato anche a episodi di vandalizzazione di antenne e, in alcuni casi, a ordinanze comunali che ne hanno sospeso l’installazione, come accaduto lo scorso 27 aprile a Casoria, nel Napoletano. Stigmatizzare un dubbio in sé, specie se nei riguardi di una novità scientifica, non è mai saggio, poiché la scienza stessa progredisce mettendo continuamente in discussione se stessa: è dubitando che giungiamo alla verità, avrebbe detto Cicerone. Affinché ciò avvenga senza rigurgiti di irrazionalità, tuttavia, a un’indole critica è necessario affiancare una conoscenza solida della materia in oggetto. E addentrarsi nel mondo del 5G guidati da esperti del settore può essere, per tutti, occasione di scoperte interessanti e, magari, chiarificatrici. Daniele Riccio è professore ordinario di Campi elettromagnetici e coordinatore del Dottorato di ricerca in Information and Communication Technology for Health presso l’Università Federico II di Napoli.

Professor Riccio, partiamo dalle basi. Cos’è il 5G?
“Con il termine 5G si indica lo standard di quinta generazione per le comunicazioni mobili. Questi standard cambiano all’incirca ogni dieci anni. A ogni nuovo standard cambiano le tecnologie, le infrastrutture e le possibili applicazioni. Con le precedenti generazioni di comunicazioni mobili si sono introdotte di volta in volta le comunicazioni in voce, la messaggistica (2G), accesso a internet (3G) e videocomunicazioni (4G). Con il 5G si hanno più obiettivi: connessioni che trasmettano molti più dati nell’unità di tempo, colleghino molti più terminali e garantiscano comunicazioni in tempo reale“.

A questa tecnologia viene spesso affiancata l’espressione “Internet of things”, ovvero “internet delle cose”. Cosa significa?
“Internet of Things, o IoT, è un termine coniato per indicare che alla rete internet accedono direttamente oggetti elettronici diversi dotati di un opportuno terminale. Il 5G fornisce una tecnologia portante per la comunicazione in mobilità di tali oggetti, che potranno essere così connessi simultaneamente alla rete mobile in maniera efficiente“.

Cosa comporterà, a livello di opere infrastrutturali, la messa in opera del 5G?
“Come accade per ogni nuovo standard di comunicazioni mobili, cambierà la tecnologia di supporto. I cambiamenti interesseranno quindi sia l’hardware sia il software: si sostituiranno le antenne, le stazioni radio base, le centrali di distribuzione dati, i terminali e così via“.

Verranno impiegate frequenze elettromagnetiche diverse rispetto a quelle in uso per le reti attuali?
“Finora nelle fasi di verifica delle funzionalità della rete per il 5G in Italia si sono adoperate frequenze molto prossime a quelle del 4G. In futuro, con il dispiegamento completo della nuova rete, saranno adoperate anche altre frequenze che potranno migliorare le prestazioni della rete in casi specifici. Frequenze più basse, che prima erano dedicate alla diffusione dei segnali televisivi, saranno adoperate per migliorare la qualità della connessione in luoghi chiusi che presentano ostacoli per le antenne trasmittenti. Frequenze più alte saranno invece adoperate in zone senza ostacoli e più prossime alle antenne trasmittenti per garantire, se necessario, agli apparecchi un flusso dati simile a quello oggi ottenibile solo con la rete cablata“.

Che effetto avrà questo passaggio sul livello di emissioni elettromagnetiche? Sarà più alto rispetto a oggi?
“Il livello dei campi elettromagnetici dipenderà soprattutto dalla quantità e qualità delle connessioni che saranno effettivamente richieste, cosa che andrà verificata a rete in funzione. Alcune considerazioni ci aiutano, tuttavia, già in questa fase progettuale a fare un po’ di chiarezza: il 5G punta a migliorare la qualità delle connessioni focalizzando le trasmissioni solo dove necessario e le antenne direttive del 5G promettono migliore qualità di connessione evitando di irradiare campo a 360 gradi, anche dove non necessario. A rete dispiegata avremo celle (aree servite da una stazione trasmittente) più numerose e più piccole: e, quindi, avremo necessità di irradiare meno potenza per il collegamento. E meno potenza potranno irradiare i terminali, come cellulari e tablet, di cui disporremo: non male, considerando che i campi emessi dal telefono personale che portiamo quasi a contatto con il nostro corpo, sono di norma i più intensi fra quelli ai quali siamo esposti“.

Quindi l’esposizione, con più antenne, potrebbe risultare addirittura minore?
“Si pensi di dover illuminare una città: se si usasse un singolo faro, questo irradierebbe una eccessiva e inutile quantità di luce nelle sue immediate vicinanze, risultando al contempo meno efficiente man mano che ci si allontana da esso. Avere, invece, diversi lampioni più piccoli disposti capillarmente per le strade aiuterebbe a dosare e meglio distribuire la quantità di luce di cui abbiamo bisogno“.

Quali saranno i benefici di questa nuova rete per i cittadini e per l’economia?
“A rete 5G dispiegata avremo disponibile l’infrastruttura adatta per quelle comunicazioni mobili che richiedono la trasmissione di molti più dati simultaneamente, come per esempio la realtà virtuale e la telemedicina, una connettività senza ritardi di comunicazione apprezzabili, indispensabile per campi come la robotica e i sistemi di guida autonoma, e la possibilità di connettere moltissimi dispositivi contemporaneamente per le applicazioni di Internet of Things e di Industria 4.0. Sarà una nuova opportunità sulla quale si potrà lavorare di fantasia per sviluppare applicazioni utili e, come è accaduto per l’introduzione delle generazioni precedenti, dopo alcuni anni dalla messa in funzione del 5G avremo applicazioni e ricadute economiche che oggi non immaginiamo nemmeno“.

Lei è stato organizzatore della 5G PhD International School, tenutasi nel 2018 e 2019 a Roma, mentre alla Federico II avete realizzato una scuola di formazione tecnica sul 5G. In cosa consistono queste due realtà e quali sono le loro finalità?
“Nelle università la formazione sul 5G è affidata ai corsi di laurea che si occupano delle reti di telecomunicazioni, in primis Ingegneria delle telecomunicazioni e Ingegneria informatica. Alla Federico II abbiamo di recente aggiunto una Academy, ovvero una scuola di formazione tecnica che si tiene nel plesso di San Giovanni. Permette ai laureati che non hanno avuto occasione di studiare il 5G nei corsi universitari di entrare nel mondo di tale tecnologia. È quindi un’opportunità sia di approfondimento e aggiornamento per laureati in discipline scientifiche che si troveranno a lavorare alla nuova rete, sia di guida e informazione per laureati in discipline umanistiche che opereranno con il 5G. La Scuola internazionale di dottorato di Roma è, invece, l’appuntamento che anche quest’anno avremo, in cui la formazione interessa tutti i ricercatori del mondo 5G, per una formazione quindi distribuita su tutti i livelli accademici, perché una nuova tecnologia necessita non soltanto di aggiornare hardware e software, ma soprattutto abilità e competenze“.

Sulla rete 5G c’è quindi, per gli specialisti, un’attenzione anche alla divulgazione tra i non addetti ai lavori.
“Sì. Anche interviste come questa potremmo inserirle in questo discorso. È necessario che vi sia un’informazione corretta per trasferire consapevolezza anche nell’utente di tutti i giorni. Sapere che la ricerca pubblica studia e lavora indipendentemente sulle nuove tecnologie credo sia una garanzia per tutti. E una consapevolezza maggiore può aiutare chi decide a indirizzare gli sviluppi verso applicazioni effettivamente utili. Di un sistema di telecomunicazioni, sia wireless sia cablate, sempre aggiornato avremo sempre più un assoluto bisogno. Per rendersene conto non serve lavorare di fantasia, basta guardare alle recentissime nostre necessità, maturate nell’epoca del lock down. Tutti oggi gradirebbero avere una migliore rete di telecomunicazioni che li aiuti nelle tante attività che si è scoperto possono essere svolte a distanza. E tutti hanno capito come la sanità di domani debba disporre di una rete di telecomunicazioni nuova per promuovere un’assistenza per quanto possibile direttamente a casa del paziente e, conseguentemente, anche più efficiente nello stesso mondo ospedaliero“.

 

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Tags: campania
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