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Covid-19, cure domiciliari e medici di base: Pina Onotri (Smi) scrive a Conte

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
31 Marzo 2020
in Società
onotri

Posta in Campania con le interviste al dottor Piero Di Tommaso e al dottor Antonio Marfella, la questione cure domiciliari per chi è affetto da Covid-19 o ne ha i sintomi e coinvolgimento dei medici di base, sembra trovare risonanza a livello nazionale. È intervenuto il sindacato medici italiani, con la segretaria generale Pina Onotri che ha scritto e reso pubblica una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Salute Roberto Speranza, alla protezione civile e all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in cui chiede “di poter individuare procedure validate per il trattamento domiciliare di pazienti Covid positivi o sospetti tali”.

“L’esperienza medica e la letteratura internazionale – prosegue Onotri – indicano che il trattamento farmacologico precoce delle forme paucisintomatiche (cioè con scarsi sintomi n.d.r.) da Covid-19, è efficace. Un beneficio certo scaturisce dall’assunzione di farmaci come idrossiclorochina e azitromicina in caso di positività a Covid-19 di pazienti paucisintomatici o con sintomi lievi moderati”.

Tutto parte da una relazione tecnica del centro studi dell’Smi piemontese che Onotri sintetizza così: “Da segnalazione da parte dei nostri associati, su tutto il territorio nazionale abbiamo ragione di credere che i casi positivi siano molti di più” rispetto ai dati ufficiali, “non essendo tra questi annoverati i casi positivi asintomatici e paucisintomatici, non essendoci la possibilità di effettuare tamponi a tutti, compresi gli stessi operatori sanitari”.

Anche la possibilità di un collasso del sistema sanitario non è remota perché “la disponibilità delle terapie intensive ad oggi è di circa 5mila posti letto, portati ad 8mila, ma comunque insufficienti rispetto al numero dei pazienti da trattare”. A ciò Onotri aggiunge che “sindromi intermedie, che potrebbero essere trattate a domicilio, si trasformano in sindromi gravi per mancanza di cure e farmaci” e segnala, inoltre, “la carenza di tali farmaci, insieme a presidi come ossigeno, su tutto il territorio nazionale, tant’è che anche persone che ne fanno uso abitualmente (in particolar modo idrossiclorochina per i malati di artrite reumatoide) ne sono sprovvisti”.

Apprezzando la decisione dell’Aifa di dare il via libera all’impiego per uso domiciliare degli antimalarici e degli antivirali, Onotri aggiunge che “la proposta di cui siamo portatori punta ad evitare ulteriore congestione dei pronto soccorso e dei reparti di terapia intensiva, assicurando al paziente a casa terapie idonee a contrastare l’evolversi della malattia”.

Pertanto l’Smi chiede al Governo “l’urgente individuazione su tutto il territorio nazionale di linee guida validate, rivolte ai medici territoriali, sull’utilizzo di tali farmaci rapportato alle varie fasi della malattia” e “di attivarsi per porre rimedio alla carenza degli stessi medicinali”.

A confermare, indirettamente, che non esiste un protocollo unico su tutto il territorio nazionale è Ernesto Di Cianni, medico di base presso la Asl Napoli 2, il quale dalle pagine de la Repubblica afferma che “se i sintomi sono lievi seguo il paziente telefonicamente per qualche giorno magari suggerendo una terapia. Io, per esempio, prescrivo l’antinfluenzale Tamiflu”. Ma il periodo della ‘normale’ influenza sta finendo, “per cui se i sintomi insorgono in questi giorni, la cosa ci mette in allarme”. In questo caso si allerta l’unità territoriale, che si reca a casa del paziente e, “fin quando i sintomi sono leggeri, la cura viene fatta a casa prescrivendo farmaci come idrossiclorochina, amoxicillina, azitromicina e un antivirale”.

Sulla mancanza di questi farmaci, soprattutto l’idrossiclorochina, sempre a la Repubblica, Federico Anselmucci, del centro studi Smi Piemonte, conferma che l’utilizzo “è ovviamente sotto stretta prescrizione medica, ma si segnala l’impossibilità di reperimento presso le farmacie territoriali nonostante la prescrizione”. “Questa terapia – prosegue Anselmucci – può essere eseguita al domicilio del paziente” con monitoraggio telefonico e l’ausilio di un saturimetro, “pratica già in uso nella provincia di Piacenza”.

Per Antenucci l’assunzione di questi farmaci permette di “ridurre la percentuale di pazienti che evolvono in polmonite interstiziale, principale causa di ospedalizzazione e morte”. A tutto ciò si aggiunge l’enorme vantaggio economico, rispetto al costo del ricovero. Uno scatolo da 30 compresse di Plaquenil (idrossiclorochina) da 200 mg costa poco più di 6 euro. Rimane il problema della carenza. Per l’Smi il problema potrebbe essere risolto con il coinvolgimento dello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze e l’avvio della produzione dei principi attivi. Ma tutto ciò deve essere fatto in fretta.

 

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Tags: Giuseppe Conte
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