Posta in Campania con le interviste al dottor Piero Di Tommaso e al dottor Antonio Marfella, la questione cure domiciliari per chi è affetto da Covid-19 o ne ha i sintomi e coinvolgimento dei medici di base, sembra trovare risonanza a livello nazionale. È intervenuto il sindacato medici italiani, con la segretaria generale Pina Onotri che ha scritto e reso pubblica una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Salute Roberto Speranza, alla protezione civile e all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in cui chiede “di poter individuare procedure validate per il trattamento domiciliare di pazienti Covid positivi o sospetti tali”.
“L’esperienza medica e la letteratura internazionale – prosegue Onotri – indicano che il trattamento farmacologico precoce delle forme paucisintomatiche (cioè con scarsi sintomi n.d.r.) da Covid-19, è efficace. Un beneficio certo scaturisce dall’assunzione di farmaci come idrossiclorochina e azitromicina in caso di positività a Covid-19 di pazienti paucisintomatici o con sintomi lievi moderati”.
Tutto parte da una relazione tecnica del centro studi dell’Smi piemontese che Onotri sintetizza così: “Da segnalazione da parte dei nostri associati, su tutto il territorio nazionale abbiamo ragione di credere che i casi positivi siano molti di più” rispetto ai dati ufficiali, “non essendo tra questi annoverati i casi positivi asintomatici e paucisintomatici, non essendoci la possibilità di effettuare tamponi a tutti, compresi gli stessi operatori sanitari”.
Anche la possibilità di un collasso del sistema sanitario non è remota perché “la disponibilità delle terapie intensive ad oggi è di circa 5mila posti letto, portati ad 8mila, ma comunque insufficienti rispetto al numero dei pazienti da trattare”. A ciò Onotri aggiunge che “sindromi intermedie, che potrebbero essere trattate a domicilio, si trasformano in sindromi gravi per mancanza di cure e farmaci” e segnala, inoltre, “la carenza di tali farmaci, insieme a presidi come ossigeno, su tutto il territorio nazionale, tant’è che anche persone che ne fanno uso abitualmente (in particolar modo idrossiclorochina per i malati di artrite reumatoide) ne sono sprovvisti”.