Ritorna Prime Minister, la scuola di formazione politica rivolta alle ragazze e alle giovani donne con sede a Napoli, giunta quest’anno alla sua IV edizione. Le iscrizioni per l’interessante percorso di empowerment femminile e di cittadinanza attiva saranno aperte fino al 10 ottobre e interesseranno il recruiting di giovani studentesse di età compresa tra i 14 e i 19 anni provenienti dagli istituti superiori della Campania. L’iscrizione alla scuola è completamente gratuita ed è possibile inoltrare la propria candidatura di partecipazione on-line compilando il form di iscrizione sul sito primeminister.it. L’obiettivo dell’ambizioso e innovativo progetto è quello di puntare non solo sulla formazione ma anche sulla partecipazione dei giovani alla vita politica, facendo sì che le donne siano le principali protagoniste delle trasformazioni sociali e civili nel nostro Paese. In questi primi tre anni di attività Prime Minister ha riscontrato un grande successo, svolgendo le proprie attività da Nord a Sud della Penisola, coinvolgendo decine di istituti scolastici e centinaia di studentesse provenienti da ogni angolo d’Italia.

La quarta edizione di Prime Minister nasce con lo scopo di approfondire i temi dell’attualità politica e sociale per concentrasi su questioni quali il femminismo, l’intersezionalità e le diseguaglianze di genere. È fondamentale che il femminismo si confronti con la teoria dell’intersezionalità, sapendo riconoscere le discriminazioni di genere anche su base culturale, etnica e sociale. Nel mondo in cui viviamo, purtroppo, esistono ancora tanti problemi come il razzismo, il classismo e l’omotransfobia, fenomeni che vanno contrastati con gli strumenti della cultura e della conoscenza. A questi va aggiunta un’altra questione irrisolta, quella del gender gap, ossia delle disparità sociali legate al genere e che riguarda non solo le donne ma anche la comunità LGBTQIA+. L’Italia è uno dei Paesi europei in cui le disuguaglianze di genere sono più accentuate, soprattutto nel Mezzogiorno, dove persiste ancora una società patriarcale. Tale divario, negli ultimi anni, è aumentato a causa della pandemia e della crisi economica che si sono abbattute sulle classi sociali meno agiate. Si stima che una donna guadagni in media 3.000 euro in meno di un proprio collega di sesso maschile a parità di mansione e orario di lavoro.





