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Home Scuola

Ultimo giorno di scuola, anche in Campania sciopero generale e sit-in di protesta

Emanuele Di Donato di Emanuele Di Donato
8 Giugno 2020
in Scuola
ultimo giorno

Sindacati in piazza Plebiscito a Napoli

Ultimo giorno di scuola, ultimo giorno di questo anno scolastico che, da marzo in poi, è stato portato a termine tra mille difficoltà, decisioni improvvise da prendere e un’uguaglianza di opportunità da garantire. La parte finale è stata a dir poco tumultuosa e l’ultimo giorno non è stato certo da meno. Tra flash mob e manifestazioni, sciopero generale e sit-in, i docenti e i sindacati della scuola sono scesi in piazza in tutta Italia, questa mattina, per esporre ad alta voce i loro dubbi e il loro dissenso. Anche Napoli è stata coinvolta, con circa 400 insegnanti in piazza Plebiscito, di fronte al palazzo della Prefettura. Striscioni e bandiere alla mano, i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Gilda si sono uniti per esternare le loro opinioni sul decreto di ripartenza della scuola. Ottavio De Luca, segretario generale Flc Cgil di Napoli e Campania, ha spiegato da quale scintilla sia scaturita la manifestazione, sottolineando i problemi storici del comparto scuola e come essi siano stati acuiti dall’emergenza sanitaria.

La mancanza di personale in organico, le strutture non adatte per ospitare gli alunni, sono alcuni tra i problemi aumentati dall’emergenza sanitaria e che hanno coinvolto l’ambiente scuola. De Luca ha fatto notare anche che gli insegnanti sono scesi in piazza perché l’interlocuzione con la ministra Azzolina non ha avuto un esito positivo. Proprio contro di lei, infatti, sono spuntati gli striscioni che recitavano “fatti non foste a viver come imbuti”, proponendo un attuale twist sull’espressione del sommo poeta. Con la protesta, sostanzialmente, si chiedono maggiori investimenti che, secondo i sindacati e il personale docente, sono necessari affinché a settembre si possa tornare tra i banchi e tra i corridoi nella più totale sicurezza. È stato chiesto anche un aumento del personale, ottenibile sia con la stabilizzazione degli insegnanti precari, sia aumentando il numero del personale Ata per la sanificazione degli ambienti. Servono investimenti, secondo De Luca, che ha parlato anche dell’intenzione di farsi sentire con i Comuni. Che si tratti dei dirigenti scolastici o dei collaboratori del personale Ata, la preoccupazione c’è ed è palese.

La scuola deve ripartire, su questo non c’è dubbio. Il segretario generale Uil Napoli e Campania, Giovanni Sgambati, ha parlato della necessità di ripartire a settembre, perché fermare la scuola vorrebbe dire bloccare il Paese intero. Allo stesso modo, non investire nella scuola e nella conoscenza vorrebbe dire compromettere lo sviluppo dell’intera nazione. Dal ministero dell’Istruzione a Roma alla Prefettura di Napoli, da Torino a Bari, l’ultimo giorno di scuola ha visto sit-in di tutto il personale scolastico, agire e occupare fisicamente gli spazi delle città per far sentire la propria voce. Nel capoluogo piemontese è stato creato un grande recinto per simulare l’ingresso a scuola di 50 ragazzi e per mostrare concretamente che, per sole due classi, non è bastata mezza piazza Castello. Nel capoluogo pugliese, invece, davanti all’ufficio scolastico regionale, hanno manifestato le segreterie regionali di Gilda, Uil Scuola, Flc Cgil, Cisl Scuola, Snals Confsal e i rappresentanti di studenti e docenti precari.

Le proteste nascono anche dalla preoccupazione e dalla paura riguardo il protocollo predisposto dal comitato tecnico scientifico. Non ci sarebbero garanzie: niente misurazione della temperatura, niente test sierologici. In Campania, il presidente Vincenzo De Luca li ha promessi per docenti e personale Ata, ma al momento non c’è nessuna decisione che riguardi gli alunni. La situazione contagi nella regione Campania esprime, certamente, una maggiore tranquillità, ma in altre zone d’Italia la curva non è scesa a livelli confortanti. In più, la maggioranza degli insegnanti ha più di 55 anni, il che li rende una fascia a rischio maggiore per il Covid-19. Le strutture scolastiche campane, inoltre, non consentirebbero il rispetto delle norme anti-Covid, ha spiegato Rosanna Colonna, segretario regionale della Cisl Scuola Campania. Con 25 o 30 alunni per classe, infatti, le condizioni per il rientro in aula assumono prospettive tragiche. Bisogna investire sulle strutture, quindi, dimezzare le classi e aumentare il numero del personale.

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Tags: flashNapoli
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