Ultimo giorno di scuola, ultimo giorno di questo anno scolastico che, da marzo in poi, è stato portato a termine tra mille difficoltà, decisioni improvvise da prendere e un’uguaglianza di opportunità da garantire. La parte finale è stata a dir poco tumultuosa e l’ultimo giorno non è stato certo da meno. Tra flash mob e manifestazioni, sciopero generale e sit-in, i docenti e i sindacati della scuola sono scesi in piazza in tutta Italia, questa mattina, per esporre ad alta voce i loro dubbi e il loro dissenso. Anche Napoli è stata coinvolta, con circa 400 insegnanti in piazza Plebiscito, di fronte al palazzo della Prefettura. Striscioni e bandiere alla mano, i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Gilda si sono uniti per esternare le loro opinioni sul decreto di ripartenza della scuola. Ottavio De Luca, segretario generale Flc Cgil di Napoli e Campania, ha spiegato da quale scintilla sia scaturita la manifestazione, sottolineando i problemi storici del comparto scuola e come essi siano stati acuiti dall’emergenza sanitaria.
La mancanza di personale in organico, le strutture non adatte per ospitare gli alunni, sono alcuni tra i problemi aumentati dall’emergenza sanitaria e che hanno coinvolto l’ambiente scuola. De Luca ha fatto notare anche che gli insegnanti sono scesi in piazza perché l’interlocuzione con la ministra Azzolina non ha avuto un esito positivo. Proprio contro di lei, infatti, sono spuntati gli striscioni che recitavano “fatti non foste a viver come imbuti”, proponendo un attuale twist sull’espressione del sommo poeta. Con la protesta, sostanzialmente, si chiedono maggiori investimenti che, secondo i sindacati e il personale docente, sono necessari affinché a settembre si possa tornare tra i banchi e tra i corridoi nella più totale sicurezza. È stato chiesto anche un aumento del personale, ottenibile sia con la stabilizzazione degli insegnanti precari, sia aumentando il numero del personale Ata per la sanificazione degli ambienti. Servono investimenti, secondo De Luca, che ha parlato anche dell’intenzione di farsi sentire con i Comuni. Che si tratti dei dirigenti scolastici o dei collaboratori del personale Ata, la preoccupazione c’è ed è palese.

