Non accennano a diminuire. Con frequenza e accanimento, gli incendi nella Terra dei fuochi hanno ripreso vigore, soprattutto in questi mesi estivi. Un calvario per l’intero territorio compreso tra le province di Napoli e Caserta che ha visto come baricentro, nelle ultime settimane, l’Agro atellano. Dopo i recenti roghi di Orta di Atella e Frattaminore, l’ultima notizia in ordine di tempo arriva da Cesa, col sindaco Enzo Guida che ha postato una serie di foto e un commento sulle fiamme che hanno avvolto l’area denominata ex Campo del parroco. A poche centinaia di metri dalle abitazioni, scrive Guida, “le fiamme si sono propagate partendo dall’ingresso di via Berlinguer e si è incendiata la parte che, un tempo, era il rettangolo di gioco. Il fumo, inevitabilmente, ha invaso il paese. Tempestivo è stato l’intervento dei vigili del fuoco. Mai, in questi anni, si era incendiata quella che è stata, fino a giugno 2020, una proprietà privata. Sono stato sul posto e i vigili del fuoco non hanno elementi per escludere che si tratti un incendio doloso”, è l’amara conclusione del primo cittadino.
Da parte sua, Alessandro Gatto, coordinatore vigilanza ambientale del Wwf Campania, spiega perché si è avuta un’impennata dei roghi sul territorio: “L’altra domenica – esordisce Gatto – siamo riusciti a far arrestare una persona che stava appiccando e alimentando un fuoco con rifiuti in una zona di Cancello Arnone, limitrofa a Villa Literno. Questo dimostra come sono diversi i personaggi responsabili della ripresa degli incendi in questo periodo estivo. Ripresa visibile a tutti, ma in effetti la problematica non si è mai ridotta drasticamente. In estate si bruciano le sterpaglie, l’erba secca e nell’erba capita spesso di buttare rifiuti di ogni genere. Poi ci sono le situazioni di chi deve smaltire i rifiuti, e non parlo della grande criminalità. Ci sta il piccolo imprenditore o artigiano che magari esegue una ristrutturazione e lavora in nero: naturalmente non sa dove smaltire il materiale di risulta. Una quota di responsabilità è anche dei coltivatori. Non voglio generalizzare, però alcuni contadini se ne fregano, ad esempio bruciando i teloni di plastica delle serre. Poi l’ultimo anello della catena sono i rom, che per sbarcare il lunario incendiano i rifiuti, soprattutto elettrodomestici”, conclude Gatto.


