Le diverse varianti del virus del Sars-Cov-2 scoperte recentemente in varie parti del mondo destano forte preoccupazione tra gli esperti epidemiologi, ma quella che da diversi giorni fa maggiormente paura è la cosiddetta “variante inglese”. A esprimere particolare timore su quello che si sta verificando in questi giorni è lo stesso premier britannico Boris Johnson, che ha lanciato l’allarme sulla pericolosità del ceppo virale isolato nel Regno Unito. A confermare quanto dichiarato nella serata di ieri dal primo ministro inglese hanno provveduto anche le riviste scientifiche Nature e The Lancet, che hanno evidenziato come le varianti del virus non solo siano più contagiose, ma che presentino anche un maggiore tasso di mortalità. Secondo i dati dell’Oms, infatti, la variante inglese è già presente in oltre sessanta Paesi e la sua diffusione tiene in allerta ricercatori e scienziati di tutto il mondo.
Proseguono nel frattempo gli studi anche sulla “variante brasiliana”, che sta letteralmente decimando le popolazioni aborigene del Sudamerica, prive di cure e di assistenza sanitaria, e su quella cosiddetta “sudafricana”, che dimostrerebbe una maggiore immunoresistenza rispetto al ceppo originario del Covid-19. È molto probabile, inoltre, che esista anche una quarta mutazione del virus, identificabile con la “variante francese”, la quale avrebbe provocato un’impennata di casi positivi in Francia negli ultimi giorni. Le maggiori preoccupazioni degli scienziati riguardano proprio la velocità di trasmissione dei nuovi ceppi virali, i quali si stanno diffondendo in tutto il mondo a ritmi molto elevati. Secondo gli esperti, tuttavia, i vaccini prodotti da Pfizer e Moderna sarebbero in grado di riconoscere le nuove varianti nonostante la loro maggiore pericolosità.



