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Home Cronaca

Scuola, rientro nel caos in Campania. Professori e alunni chiedono tamponi e vaccini

I docenti del liceo "Leon Battista Alberti" di Napoli invitano la Regione e il Governo a prendere provvedimenti efficaci per riprendere le lezioni in piena sicurezza

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
26 Gennaio 2021
in Cronaca, Scuola

Ricominciano le lezioni in aula nelle scuole campane, ma il rientro non è avvenuto di certo nel migliore dei modi e i primi due giorni di didattica in presenza sono stati caratterizzati dalle proteste degli studenti da un lato e da pericolosi assembramenti di genitori e alunni davanti agli istituti dall’altro, tanto da mandare su tutte le furie l’Unità di crisi della Regione Campania, la quale ha chiesto ai sindaci di intervenire predisponendo controlli mirati fuori le scuole. Per provare a mettere ordine, sono intervenuti con una lettera aperta, indirizzata alle istituzioni regionali e nazionali, i docenti del liceo statale Leon Battista Alberti di Napoli con richieste di intervento ben specifiche.

I professori della scuola partenopea, nella lunga missiva rivolta al premier Giuseppe Conte, alla ministra Lucia Azzolina e al governatore Vincenzo De Luca, criticano in maniera aspra e inequivocabile le istituzioni, accusandole di non aver fatto nulla per garantire il rientro in sicurezza in questi giorni di riapertura delle scuole: situazione, peraltro, destinata ad aggravarsi maggiormente dal fatto che dal primo febbraio torneranno in aula anche gli istituti superiori. Diversi sono i nodi che i docenti dell’istituto napoletano hanno affrontato nella lettera, tra questi i problemi legati alla gestione in sicurezza delle cosiddette “classi pollaio”, così come il mancato adeguamento e ampliamento del trasporto pubblico. Non è esente dalle critiche anche la “didattica mista”, che prevede per metà della classe le lezioni in presenza e per l’altra metà le lezioni a distanza, accusata di essere un surrogato che tuttavia non risolve i problemi della Dad.

Per gli insegnanti del Leon Battista Alberti le soluzioni da adottare sarebbero dovute essere ben altre, tra queste la suddivisione in classi meno numerose, così da ridurre il rischio di contagio tra gli alunni; l’assunzione dei docenti abilitati in maniera tale da predisporre una migliore organizzazione della mole di lavoro negli istituti e l’acquisto di sanificatori d’aria da disporre all’interno delle aule. “I presìdi concepiti per la tutela della salute di professori e allievi – si legge nella lettera – sono del tutto insufficienti. Dal metro tra due ‘rime buccali’, una misura inefficace, non scientifica perché frutto di un compromesso al ribasso tutto politico, alle mascherine che gli studenti non sopportano per più di mezz’ora di seguito. Chi crede il contrario, non ha mai frequentato una classe di liceo da docente. Sulle finestre da tenere aperte per il ricambio dell’aria, nulla diciamo per carità di patria. La soluzione, arcaica e comicamente deamicisiana, si giudica da sé e, più ancora, giudica chi l’ha formulata. L’aula resta dunque in sé un potentissimo vettore di contagio. L’aerosol al Covid vi si accumula e colpisce i ragazzi, che forse si ammalano poco ma spargono il contagio tra amici e, a casa, tra genitori e parenti anziani. E, se permettete, quell’aerosol colpisce anche noi professori e quindi, indirettamente, le nostre stesse famiglie“. Rispondendo, infine, all’appello lanciato da Walter Ricciardi, il consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, docenti e studenti dell’istituto chiedono la possibilità di poter effettuare il tampone prima del rientro in aula e di avviare una campagna vaccinale ad hoc per il mondo della scuola, che coinvolga sia i docenti sia gli studenti, a partire dal quattordicesimo anno d’età.

Nel frattempo, le proteste continuano in tutta la regione. Dopo il presidio degli studenti fuori palazzo Santa Lucia, sede del governo regionale, all’occupazione del liceo Labriola di Napoli è seguita la mobilitazione di tutti gli istituti superiori di Pomigliano d’Arco all’interno dei quali le lezioni sono state sospese. In piazza, a Napoli e a Salerno, sono inoltre scesi i Cobas del comparto scuola, i quali chiedono interventi urgenti per permettere il rientro nelle scuole in totale sicurezza attraverso l’adozione di tutta una serie di interventi strutturali e organizzativi con l’obiettivo di ridurre al minimo i contagi, che continuano a destare preoccupazione nelle scuole partenopee. Dopo i ventidue casi di Covid-19 registrati nell’istituto comprensivo Minniti di Fuorigrotta, dove un’intera classe è finita in quarantena, sempre a Napoli la scuola elementare Suor Orsola resterà chiusa per due giorni dopo che due fratellini sono risultati positivi al tampone, mentre ad Acerra due classi sono anch’esse in quarantena per il contagio di due alunni rispettivamente di una scuola elementare e di una materna.

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Tags: Leon Battista Albertiscuolavaccini
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