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Home Mondo

Covid-19, la corsa ai vaccini: i dubbi dell’Ema su Sputnik V mentre Soberana è alla terza fase di sperimentazione

Sono 38 i Paesi al mondo ad aver approvato l'uso del farmaco russo, non ancora autorizzato dalla Ue, che chiede più dati in merito. A Cuba pronti i test su circa 150mila volontari

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
28 Febbraio 2021
in Mondo, Scienza
sperimentazione clinica

Ci sono Pfizer, Moderna e AstraZeneca, vaccini approvati dall’Unione Europea, ma anche Sputnik V e Soberana. La corsa ai vaccini contro il Covid-19 non ha visto in campo solo le multinazionali private del farmaco: Russia e Cuba non sono state con le mani in mano, riuscendo a creare farmaci anti Covid-19 adesso rivalutati e tenuti in considerazione a livello internazionale. Fino a qualche settimana fa, infatti, la loro efficacia era messa in dubbio da illustri esperti e riviste scientifiche prestigiose, forse anche per un’avversione più simile a una ostilità geopolitica, ma c’è da dire che L’Avana e, soprattutto, Mosca sono state avare di notizie e dati esaurienti su sperimentazione, produzione e test, carenze che hanno giustificato l’alone di diffidenza che avvolgeva, e in parte ancora avvolge, i rispettivi farmaci.

Adesso si sa qualcosa in più, ma rimangono i distinguo e le accuse reciproche fra Bruxelles e Mosca per l’approvazione dello Sputnik V. A togliere alcuni dubbi ci ha pensato la rivista The Lancet, la quale, a inizio febbraio, ha annunciato che il vaccino russo sarebbe efficace e sicuro al 91%, risultato ottenuto a seguito di una sperimentazione avvenuta nella terza fase su 20mila soggetti. Da questo momento in poi, anche in Europa è iniziata la corsa per accaparrarsi Sputnik V, ma per la somministrazione nei 27 Paesi dell’Unione europea è vincolante l’approvazione dell’Ema. Il 10 febbraio l’Agenzia europea per il farmaco ha affermato che “non ha finora ricevuto la domanda per la rolling review – cioè per la procedura di emergenza, ndr – o un’autorizzazione di commercializzazione per il vaccino contro il Covid-19 sviluppato dal Centro Gamaleya”. La replica dei russi non si è fatta attendere: Mosca, al contrario, ha sostenuto di aver già presentato la richiesta per ottenere l’ok al suo vaccino.

A cercare di stemperare i toni e fare chiarezza ci ha pensato Marco Cavaleri, responsabile vaccini e prodotti terapeutici per Covid-19 dell’Ema, rispondendo sull’argomento ai microfoni di Caffè Europa, trasmissione di Rai Radio1: “Per Sputnik abbiamo bisogno di fare quel che facciamo con tutti i vaccini: che l’azienda ci sottoponga tutti i dati e noi li valuteremo. Essendo il loro anche un sito di produzione extra europeo, dovremo verificare che il vaccino venga prodotto secondo gli standard europei e a quel punto potremmo essere in grado di concludere, può anche essere ad aprile o maggio”. Insomma, l’iter è iniziato ma si è “ancora in una fase preliminare, non di presentazione del dossier”, precisa l’Ema. Intanto, sono 38 i Paesi nel mondo ad aver approvato l’uso del vaccino russo. Fra questi l’unica nazione della Ue è l’Ungheria, che lo scorso 12 febbraio ha autorizzato la somministrazione di Sputnik V nei suoi confini, lamentando l’eccessiva lentezza nel decidere da parte dell’Ema. Stessa lamentela anche dell’Austria, che due giorni fa ha preso contatti con Mosca per l’eventuale invio a Vienna del vaccino. Intanto, dopo gli Stati Uniti, anche l’Ema si appresta a dare l’ok al vaccino della Johnson & Johnson, efficace con una sola somministrazione.

Volando a L’Avana per i vaccini cubani, invece, siamo ancora nella fase di sperimentazione, ma i risultati sono più che incoraggianti. Sono ben quattro i progetti vaccinali a Cuba, tutti sostenuti dallo Stato, il più avanzano dei quali è il Soberana 2, che affronterà la terza e ultima fase da marzo. Sarà testato su circa 150mila volontari non solo nell’isola caraibica, ma anche in Iran e, probabilmente, Messico. Soberana 2 è stato messo a punto dall’Istituto Finlay, ente pubblico di ricerca scientifica con più di trent’anni di esperienza, e richiede la somministrazione di tre dosi a distanza di sue settimane l’una dall’altra. Positivo, inoltre, è il fatto che, per essere trasportato e conservato, non ha bisogno basse temperature come i vaccini Pfitzer e Moderna, caratteristica che rende più facile la distribuzione. L’intenzione del Governo cubano, infatti, è di produrre subito 100 milioni di dosi utili per vaccinare gratuitamente i propri cittadini (poco più di 11 milioni) e i turisti che intendono visitare l’isola, così come gratuita sarà la distribuzione nei Paesi più poveri. Nonostante l’embargo statunitense a L’Avana, dunque, si dicono ottimisti, forti anche dei contatti con il Canada e l’Europa che, in attesa dei risultati finali della sperimentazione, ha preso in considerazione la possibilità di utilizzare anche il vaccino cubano.       

C’è, infine, la Cina, che in Africa sta sfruttando al meglio la cosiddetta “diplomazia dei vaccini” per aumentare la propria influenza nel continente. A inizio febbraio sono arrivate le prime dosi dell’azienda statale Sinovac in Etiopia e Ciad, così come Guinea, Marocco ed Egitto avevano già ricevuto il vaccino del gigante farmaceutico cinese Sinopharm. Una buona notizia per i cittadini di Paesi finora esclusi o poco considerati dai piani di distribuzione e, nel contempo, un preciso segnale politico da non sottovalutare.    

AstraZeneca

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Tags: flashSputnik
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