Ci sono Pfizer, Moderna e AstraZeneca, vaccini approvati dall’Unione Europea, ma anche Sputnik V e Soberana. La corsa ai vaccini contro il Covid-19 non ha visto in campo solo le multinazionali private del farmaco: Russia e Cuba non sono state con le mani in mano, riuscendo a creare farmaci anti Covid-19 adesso rivalutati e tenuti in considerazione a livello internazionale. Fino a qualche settimana fa, infatti, la loro efficacia era messa in dubbio da illustri esperti e riviste scientifiche prestigiose, forse anche per un’avversione più simile a una ostilità geopolitica, ma c’è da dire che L’Avana e, soprattutto, Mosca sono state avare di notizie e dati esaurienti su sperimentazione, produzione e test, carenze che hanno giustificato l’alone di diffidenza che avvolgeva, e in parte ancora avvolge, i rispettivi farmaci.
Adesso si sa qualcosa in più, ma rimangono i distinguo e le accuse reciproche fra Bruxelles e Mosca per l’approvazione dello Sputnik V. A togliere alcuni dubbi ci ha pensato la rivista The Lancet, la quale, a inizio febbraio, ha annunciato che il vaccino russo sarebbe efficace e sicuro al 91%, risultato ottenuto a seguito di una sperimentazione avvenuta nella terza fase su 20mila soggetti. Da questo momento in poi, anche in Europa è iniziata la corsa per accaparrarsi Sputnik V, ma per la somministrazione nei 27 Paesi dell’Unione europea è vincolante l’approvazione dell’Ema. Il 10 febbraio l’Agenzia europea per il farmaco ha affermato che “non ha finora ricevuto la domanda per la rolling review – cioè per la procedura di emergenza, ndr – o un’autorizzazione di commercializzazione per il vaccino contro il Covid-19 sviluppato dal Centro Gamaleya”. La replica dei russi non si è fatta attendere: Mosca, al contrario, ha sostenuto di aver già presentato la richiesta per ottenere l’ok al suo vaccino.
A cercare di stemperare i toni e fare chiarezza ci ha pensato Marco Cavaleri, responsabile vaccini e prodotti terapeutici per Covid-19 dell’Ema, rispondendo sull’argomento ai microfoni di Caffè Europa, trasmissione di Rai Radio1: “Per Sputnik abbiamo bisogno di fare quel che facciamo con tutti i vaccini: che l’azienda ci sottoponga tutti i dati e noi li valuteremo. Essendo il loro anche un sito di produzione extra europeo, dovremo verificare che il vaccino venga prodotto secondo gli standard europei e a quel punto potremmo essere in grado di concludere, può anche essere ad aprile o maggio”. Insomma, l’iter è iniziato ma si è “ancora in una fase preliminare, non di presentazione del dossier”, precisa l’Ema. Intanto, sono 38 i Paesi nel mondo ad aver approvato l’uso del vaccino russo. Fra questi l’unica nazione della Ue è l’Ungheria, che lo scorso 12 febbraio ha autorizzato la somministrazione di Sputnik V nei suoi confini, lamentando l’eccessiva lentezza nel decidere da parte dell’Ema. Stessa lamentela anche dell’Austria, che due giorni fa ha preso contatti con Mosca per l’eventuale invio a Vienna del vaccino. Intanto, dopo gli Stati Uniti, anche l’Ema si appresta a dare l’ok al vaccino della Johnson & Johnson, efficace con una sola somministrazione.
Volando a L’Avana per i vaccini cubani, invece, siamo ancora nella fase di sperimentazione, ma i risultati sono più che incoraggianti. Sono ben quattro i progetti vaccinali a Cuba, tutti sostenuti dallo Stato, il più avanzano dei quali è il Soberana 2, che affronterà la terza e ultima fase da marzo. Sarà testato su circa 150mila volontari non solo nell’isola caraibica, ma anche in Iran e, probabilmente, Messico. Soberana 2 è stato messo a punto dall’Istituto Finlay, ente pubblico di ricerca scientifica con più di trent’anni di esperienza, e richiede la somministrazione di tre dosi a distanza di sue settimane l’una dall’altra. Positivo, inoltre, è il fatto che, per essere trasportato e conservato, non ha bisogno basse temperature come i vaccini Pfitzer e Moderna, caratteristica che rende più facile la distribuzione. L’intenzione del Governo cubano, infatti, è di produrre subito 100 milioni di dosi utili per vaccinare gratuitamente i propri cittadini (poco più di 11 milioni) e i turisti che intendono visitare l’isola, così come gratuita sarà la distribuzione nei Paesi più poveri. Nonostante l’embargo statunitense a L’Avana, dunque, si dicono ottimisti, forti anche dei contatti con il Canada e l’Europa che, in attesa dei risultati finali della sperimentazione, ha preso in considerazione la possibilità di utilizzare anche il vaccino cubano.