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Alla scoperta dei borghi più belli della Campania / #4

Il quarto appuntamento del nostro viaggio nelle aree interne della regione prosegue nei villaggi e nelle cittadine più suggestive e pittoresche dell'Irpinia

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
15 Agosto 2020
in Lifestyle
Borghi

Il viaggio del nostro giornale tra i borghi più belli della Campania continua. Dopo aver scoperto i centri più caratteristici della provincia di Napoli, di quella di Caserta e del Sannio, oggi il nostro itinerario ci porta a scoprire i borghi e le cittadine più suggestive e affascinanti della provincia di Avellino. Purtroppo l’Irpinia porta ancora le cicatrici indelebili del devastante terremoto che colpì l’intera provincia nel 1980. Dopo quaranta lunghi anni da quel fatidico 23 novembre gli avellinesi hanno provato faticosamente a rialzarsi, ricostruendo e riqualificando di strada in strada, mattone dopo mattone, parte di ciò che il tremendo sisma spazzò via. Anche se intere città furono completamente cancellate dalle carte geografiche dalla furia implacabile del sisma, oggi buona parte dei borghi irpini possono dirsi completamente restaurati sebbene il processo di riqualificazione e di valorizzazione dell’immenso patrimonio storico, artistico, culturale e naturalistico prosegua ininterrottamente da almeno un decennio grazie all’intenso lavoro svolto dalle decine di associazioni nate con lo scopo di far conoscere ai visitatori le ricchezze e le millenarie tradizioni locali.

Il nostro cammino alla scoperta dei borghi più caratteristici dell’Avellinese non può che partire dalla Bassa Irpinia e in particolare da Lauro. Situata a guardia della valle boscosa che prende il suo nome, il primo insediamento di Laurus risalirebbe all’epoca romana. Il toponimo deriverebbe appunto dal laurus, la pianta d’alloro presente nei boschi che la circondano. La città conobbe un periodo di grande splendore nel Medioevo sotto la dominazione normanna di Riccardo I Drengot, conte di Aversa, epoca a cui risale anche la costruzione del castello. Nel Seicento, Lauro passò sotto l’egida dei marchesi Lancellotti che diedero nuovo impulso alla vita cittadina. Nel 1799, anno in cui fu proclamata la Repubblica Partenopea, il castello venne distrutto dalle truppe francesi. Durante l’Ottocento il principe Filippo Lancellotti decise di ricostruirlo fino a consegnargli l’aspetto odierno che vede un perfetto intreccio di stili gotico, rinascimentale, barocco e neoclassico. Oggi Castello Lancellotti rappresenta una perla architettonica unica nel suo genere ed è una delle residenze storiche più affascinanti della Campania. La città è famosa anche per aver dato i natali a Umberto Nobile, esploratore italiano che sorvolò il Polo Nord in dirigibile per ben due volte.

https://www.instagram.com/p/CCT419Qq_PV/?igshid=1t7mozov22hyj

Non distante dal capoluogo avellinese, alle verdi falde del monte Partenio, sorge l’antico villaggio di Summonte a un’altezza di 700 metri sul livello del mare. Il nome originario dell’abitato in epoca romana era Castrum Submontis ma le prime testimonianze della città risalgono al 769 d.C. Nel 1100, durante la dominazione normanna, la città divenne feudo della nobile famiglia dei Malerba. Il centro più antico dell’abitato si sviluppa attorno alla torre angioina edificata nel 1300 sui resti del castello normanno del quale restano solo la cinta muraria e alcuni ruderi. Al centro della città sorge imponente un tiglio secolare alto 34 metri inserito nell’elenco degli alberi monumentali d’Italia. Oggi Summonte è conosciuta e apprezzata in tutta la Campania per le sue produzioni agricole, tra queste ricordiamo il prelibato Fiano di Avellino e il pregiatissimo tartufo nero del Partenio. Ogni anno la città è teatro in estate del festival Sentieri mediterranei, una tra le più importanti kermesse europee dedicate alla musica etnica. Il borgo è anche la principale porta d’accesso al parco regionale del Partenio all’interno del quale vivono protetti un centinaio di esemplari di lupo grigio appenninico, specie considerata a rischio. Non è un caso che il nome Irpinia derivi dall’osco hirpus che significa appunto lupo. Dal 2017 la città è stata inserita nella lista dei borghi più belli d’Italia.

https://www.instagram.com/p/B-pKP3oqJ4e/?igshid=i83orwjgglnk

Prosegue il nostro itinerario tra i borghi immersi nel verde dell’Irpinia. La prossima tappa è a 22 chilometri da Avellino, più precisamente a Castelvetere sul Calore. La città si trova su di un altopiano a 750 metri di altezza. La sua data di fondazione è incerta ma le prime testimonianze dell’esistenza dell’abitato risalgono alle invasioni barbariche. Durante il Medioevo il paese conobbe il suo periodo di maggiore splendore sotto la casata normanna dei Beaumont. Il centro storico, rimasto miracolosamente intatto nonostante i terremoti che hanno duramente colpito la regione fin dall’antichità, si presenta perfettamente intatto, con un coacervo di viuzze, fontane e piazzette che conservano gelosamente le testimonianze del passato. Nella sottostante valle attraversata dal fiume Calore Irpino si produce uno tra i vini più pregiati del territorio, il Taurasi, apprezzato e coltivato fin dall’epoca romana. La città è famosa per le sue numerose feste e sagre, una tra tutte la Sagra della Maccaronara, che ha per protagonista uno speciale formato di pasta fatta a mano prodotta solamente da queste parti.

https://www.instagram.com/p/B3pnaUwoCXl/?igshid=1y2fwx5betw6e

Altro centro da non perdere durante la nostra visita in Irpinia è Nusco. L’abitato sorge quasi a mille metri di quota e la sua posizione predominante sulle valli del Calore e dell’Ofanto gli ha fatto meritare l’appellativo di “balcone d’Irpinia”. Durante il Medioevo, grazie alla sua posizione strategica, diede riparo al principe normanno Guglielmo d’Altavilla e all’ultimo sovrano della dinastia sveva Manfredi di Hohenstaufen. La storia della città fu legata principalmente agli importanti personaggi ecclesiastici che vi risiedettero. La popolazione fu colpita duramente da diversi eventi catastrofici tra cui l’epidemia di peste e i terremoti che devastarono l’Irpinia tra Seicento e Settecento. Gran parte dell’odierno centro storico risale alla seconda metà del Settecento, quando la città fu completamente ricostruita dopo il devastante sisma del 1732. L’abitato subì ingenti danni anche durante il terremoto del 1980 ma i nuscani non si persero d’animo e come in passato hanno riportato la città all’antico splendore. Oggi Nusco si presenta con un tessuto urbano regolare e armonioso caratterizzato da strade, piazze e terrazze con panoramici scorci sulle valli circostanti. Al centro del paese si erge possente la cattedrale dedicata a Sant’Amato con il suo campanile alto 33 metri. Il suo fascino indiscusso ha fatto sì che la città venisse inclusa tra i borghi più belli d’Italia. Per gli amanti della natura e delle escursioni in montagna da Nusco è possibile accedere al parco regionale dei Monti Picentini.

https://www.instagram.com/p/B7Fm2ZTICZl/?igshid=10vkh1wt0eb1u

Da Nusco il nostro itinerario prosegue a Sant’Angelo dei Lombardi, nel cuore dell’Irpinia. La città fu fondata dai Longobardi nel nono secolo d.C. e dal 1133 in poi, anno della costruzione dell’Abbazia del Goleto a opera di San Guglielmo da Vercelli, la città attraversò un periodo di grande splendore. Sant’Angelo fu uno dei paesi più colpiti dal terremoto dell’Irpinia del 1980: il sisma, oltre a devastare i luoghi simbolo della città, causò la morte di 482 persone. Nonostante l’immane tragedia i superstiti si rimboccarono le maniche e ricostruirono l’abitato. Il paese, per il grande sforzo e il sacrificio dimostrato nella ricostruzione, fu insignito della medaglia d’oro al merito civile dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Oggi la città è stata completamente ricostruita seguendo la conformazione urbanistica originaria. Di grande importanza e attrattiva sul territorio restano le rovine della grandiosa Abbazia del Goleto: considerata una tra le più importanti opere architettoniche in stile romanico del Mezzogiorno, nonostante i segni tangibili del terremoto, ha mantenuto tutto il suo fascino mistico e spirituale.

https://www.instagram.com/p/BlaADTqgPZd/?igshid=1ee5vq70fbbe

Uno tra i borghi più pittoreschi e colorati dell’Alta Irpinia è sicuramente Calitri. La città sorge su un dolce pendio che domina la valle dell’Ofanto, a poca distanza dal confine con la Basilicata. Le origini della città sarebbero antichissime: il toponimo deriverebbe dal latino Caletrum a sua volta discendente dall’etrusco Alètriom. A dare conferma di questa ricostruzione fu lo scrittore latino Plinio il Vecchio che per primo testimoniò la presenza sul territorio dell’antica popolazione degli Alterini. Il villaggio assunse le sembianze di una vera e propria cittadella solo a partire dal tredicesimo secolo, con il susseguirsi delle dominazioni longobarde, normanne e sveve. Calitri conobbe il suo periodo di massimo splendore nel 1300 sotto il dominio della famiglia dei Gesualdo, principi di Venosa. Nel Seicento e nel Settecento fu duramente colpita dai continui terremoti che portarono l’abitato a essere ricostruito più volte. Dopo l’Unità d’Italia, assieme alla Basilicata, fu teatro delle rappresaglie guidate dal brigante Carmine Crocco contro le guarnigioni dei Savoia. Durante la Seconda guerra mondiale vi ebbe luogo l’Operazione Colossus durante la quale le truppe parà inglesi appartenenti al battaglione della Special Air Service tentarono di sabotare le condutture dell’acquedotto pugliese senza tuttavia riuscirvi. A causa del terremoto del 1980 la città subì gravi danni e il centro storico rimase inagibile per oltre un decennio. Il lungo lavoro di riqualificazione e di restauro ha riportato Calitri all’antico splendore, trasformandola in una tra le principali mete attrattive dell’Alta Irpinia, complici una serie di eventi e manifestazioni culturali di grande spessore come lo Sponz Fest diretto dal musicista e cantautore di origini irpine Vinicio Capossela.

https://www.instagram.com/p/BwpG2jFBs5V/?igshid=t6ow89204cxv

All’estremità orientale dell’Alta Irpinia, al confine tra Campania, Puglia e Basilicata, in posizione dominante sulla Valle dell’Ofanto sorge il meraviglioso borgo di Monteverde Irpino. Il nome dell’abitato ha origine dal latino Montis Viridis in riferimento ai fitti boschi che in passato circondavano le alture circostanti. Le mura risalenti al quarto secolo a.C. testimoniano la presenza di un originario insediamento sannita anche se i primi documenti storici che attestano l’esistenza del villaggio risalgono all’897 d.C. La città conobbe una notevole espansione a partire dall’anno Mille, sotto la dominazione normanna. Un nuovo impulso architettonico si ebbe nel 1400 con gli Aragonesi che ampliarono il nucleo originario del castello a scopi difensivi. Fino all’abolizione del feudalesimo fu retta dalla nobile famiglia dei Sangermano che trasformarono la fortezza in palazzo signorile. A partire dal dopoguerra il paese subì il triste fenomeno dell’emigrazione svuotandosi di quasi due terzi della popolazione. Oggi l’abitato, nonostante i terremoti che hanno interessato l’area, conserva intatte le antiche vestigia medievali e l’originario tessuto urbano caratterizzato dalle case costruite in pietra arenaria locale. Dopo un lungo lavoro di restauro del centro storico e del castello, dal 2013 Monteverde è entrata a far parte del circuito dei borghi più belli d’Italia e nel 2015 è arrivata finalista nella trasmissione Rai Il borgo dei borghi. Nel 2019 ha inoltre ricevuto l’ambitissimo premio europeo Access City Award in quanto borgo più accessibile d’Italia. Di grande pregio naturalistico è l’ambiente incontaminato che si sviluppa tutto intorno alla città: per la presenza del vicino Lago San Pietro nidificano sul territorio tantissime specie di uccelli migratori tra cui la rarissima cicogna nera. Le valli circostanti sono famose anche per la produzione dell’ottimo Aglianico, vitigno di origine greca apprezzatissimo dal poeta latino Orazio.

https://www.instagram.com/p/BqdAsHrA9ro/?igshid=1f4olhda0bynk

Al confine tra Irpinia e Puglia, adagiata su un colle che si affaccia sulla valle dell’Ufita, sorge la graziosa cittadina di Zungoli. Nell’area sono stati ritrovati diversi reperti di origine romana vista la vicinanza della via Traiana che collegava Benevento con Brindisi. Le origini della città sarebbero legate tuttavia alla dominazione normanna, quando intorno all’anno Mille fu fatto erigere il castello. Il borgo fu devastato dal terremoto del 1456 per poi essere ricostruito seguendo il gusto tardo-quattrocentesco. Nel Seicento fu governatore di Zungoli lo scrittore e letterato Giambattista Basile, autore de Lo cunto de li cunti nonché considerato l’inventore della fiaba moderna. Il convento di San Francesco custodisce inoltre il meraviglioso dipinto San Francesco in estasi, attribuito a Tiziano. Fin dall’antichità la vita del villaggio è stata legata all’agricoltura e alla pastorizia: il territorio è famoso per la produzione di carni e formaggi pregiati, come il caciocavallo podolico, fatto stagionare nelle grotte tufacee che si trovano ai piedi del promontorio sul quale si erge la città. Per il grande patrimonio culturale e storico custodito tra le ripide e irregolari strade del borgo, Zungoli è stata premiata con la bandiera arancione del Touring Club Italiano oltre a far parte del circuito dei borghi più belli d’Italia. A pochi chilometri di distanza, nella vicina Ariano Irpino, ogni anno si tiene l’Ariano Folk Festival, uno tra i più importanti appuntamenti internazionali di musica folk.

https://www.instagram.com/p/B5PdvlvCxPL/?igshid=lgt9m1adqa86

Il nostro viaggio alla scoperta dei borghi più suggestivi dell’Irpinia termina nella valle del Cervaro, al confine tra le province di Foggia e di Avellino, più precisamente a Savignano Irpino. I primi insediamenti umani nell’area sono antichissimi e risalgono all’era del Paleolitico, a circa diecimila anni fa. Il territorio fu abitato dagli Osci, dai Sanniti e dai Bizantini, ai quali succedettero nel Medioevo i Longobardi e i Normanni. È proprio durante quest’ultima dominazione che il villaggio originario fu fortificato acquisendo una certa rilevanza in tutta l’area. Sotto il Regno delle Due Sicilie la città fece parte della Capitanata, l’attuale provincia di Foggia, per poi passare alla provincia di Avellino dopo l’Unità d’Italia. Nel secondo dopoguerra, quindi, Savignano fu colpita dai devastanti terremoti del 1962 e del 1980, che provocarono gravi danni al patrimonio storico e artistico della città. Oggi la cittadina rappresenta un crocevia di culture differenti, quella campana e quella pugliese, grazie alla sua posizione a cavallo tra le due regioni. Nel 2007 vi fu addirittura un referendum per sancire il passaggio del comune alla Puglia, ma non raggiunse il quorum per essere convalidato. Dopo un lungo processo di riqualificazione del centro antico, nel 2017 anche Savignano è entrata a far parte del club dei borghi più belli d’Italia. A due passi da qui si trova inoltre l’antica città di Greci, nota anche come Katundi, unico paese campano di origine bizantina dove si parla l’Arbëreshë, l’antica lingua della minoranza albanese insediatasi nel Sud Italia ben mille anni fa e che ha conservato intatte la lingua, la cultura, i riti e le tradizioni del passato.

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Tags: AvellinocampaniaIrpiniaMonteverde IrpinomusicaSan GuglielmoSavignano Irpino
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