Nei confronti dei parlamentari di Forza Italia Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo, in seguito ai provvedimenti emanati dai giudici del Tribunale del Riesame di Napoli, sono state annullate le misure cautelari degli arresti domiciliari, dopo che gli esponenti politici erano finiti nel mirino degli investigatori per l’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, la quale ha scoperto un probabile giro di corruzione e di tangenti sulla riqualificazione dell’ex area Cirio di Castellammare di Stabia. Cesaro e Pentangelo sarebbero coinvolti nelle indagini che vedono imputate diciassette persone tra imprenditori, politici e amministratori locali, accusati di aver compiuto diversi reati di natura corruttiva che vanno dal traffico di influenze, all’ubuso d’ufficio. Gli illeciti si sarebbero consumati per accaparrarsi, secondo gli inquirenti, gli appalti milionari che avrebbero dovuto riqualificare il grosso stabilimento industriale abbandonato, situato nella città stabiese. Per i giudici del riesame, tuttavia, le intercettazioni che avrebbero incastrato i due parlamentari forzisti, sarebbero state antecedenti rispetto alle ipotesi di reato contestate dai magistrati della Procura di Torre Annunziata. Di conseguenza, secondo quanto previsto dalla legge Cavallo che regola le intercettazioni a strascico, per i due imputati è stata annullata la richiesta di custodia cautelare. Sulla richiesta dei domiciliari per Cesaro e Pentangelo si sarebbero dovute esprimere le rispettive Camere di appartenenza, ma all’indomani dell’annullamento del provvedimento della misura cautelare, non ci sarà più bisogno dell’autorizzazione a procedere da parte del Parlamento.
Qualche giorno fa, in seguito a un’operazione condotta a Sant’Antimo dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato all’arresto di cinquantanove persone indagate per associazione a delinquere, nel registro degli indagati sono finiti anche i fratelli del senatore di Forza Italia Cesaro. L’indagine ha permesso agli inquirenti di scoprire i forti legami che intercorrevano tra gli ambienti politici santantimesi e i clan camorristici egemoni sul territorio, attraverso uno scambio di favori reciproci per gestire la politica e gli affari. Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni di un pentito appartenente al clan Puca, il parlamentare Cesaro avrebbe sborsato decine di migliaia di euro per manipolare le campagne elettorali. Stando a quanto ammesso dal collaboratore di giustizia, attraverso questo metodo illegale, il parlamentare avrebbe stretto accordi con la criminalità organizzata per far eleggere uomini a lui vicini. Gli incontri e gli accordi si sarebbero svolti negli studi del centro polidiagnostico Igea di Sant’Antimo, di proprietà del fratello Antimo Cesaro. Qui si sarebbero decise le sorti e il destino politico dell’intera città situata nell’area metropolitana a Nord di Napoli, da tempo attenzionata dalla Dda per le pericolose infiltrazioni criminali che ne hanno caratterizzato la vita politica e amministrativa.

