Prosegue, inarrestabile, l’avanzata del Covid-19 in Campania. A destare forte preoccupazione tra i vertici della sanità campana è il numero in aumento dei pazienti ricoverati a causa del Coronavirus, con sintomi più o meno gravi, i quali hanno bisogno di essere necessariamente ospedalizzati. Attualmente, infatti, sono 506 i pazienti positivi ospitati nelle strutture sanitarie regionali; di questi, 43 sono stati ricoverati d’urgenza all’interno dei reparti di terapia intensiva. I numeri, pubblicati sul sito del ministero della Salute, sono chiari e non lasciano alcun margine di interpretazione: tra settembre e ottobre, alle porte dell’autunno e del picco influenzale, è la Campania la regione più colpita dalla pandemia. Il bollettino pubblicato ieri dall’unità di crisi della protezione civile regionale mostra un numero di casi di positività in costante aumento, nonostante il numero relativamente basso di tamponi effettuati nelle ultime ventiquattro ore: sono infatti 431 le persone risultate positive su 4.867 test effettuati. Degli attuali casi positivi, ben 268 sono stati registrati tra Napoli e la sua provincia. Un dato in forte incremento che pone la Campania al primo posto tra le regioni maggiormente colpite dalla seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus.

Questa recrudescenza del virus sta mettendo in ginocchio le strutture sanitarie. All’ospedale Cotugno di Napoli, su sedici posti letto disponibili in terapia intensiva, ne sono stati occupati già dieci. Altri sedici pazienti sono attualmente ricoverati in terapia sub-intensiva mentre sono 102 le persone risultate positive al tampone e con sintomi ospitate all’interno degli altri reparti ospedalieri. In totale, nel nosocomio partenopeo, restano solamente altri dieci posti letto disponibili, il che significa che a breve si raggiungerà il punto di saturazione e non si potrà più ospitare i pazienti che hanno contratto la temibile malattia infettiva. Nel frattempo, i dirigenti sanitari hanno dato disposizioni per convertire i reparti ordinari in reparti Covid così da poter affrontare al meglio la nuova emergenza epidemiologica.


