Mentre le metropoli italiane tornano a riempirsi, con la Fase 2 che entra sempre più nel vivo, una possibile eredità dei mesi di “quarantena” trascorsi tra le pareti domestiche è certamente la rinnovata capacità di confronto con concetti come “vuoto”, “solitudine” e altri simili. In queste settimane, peraltro, tanti giornali hanno pubblicato gallerie fotografiche delle città italiane deserte, tristi e magnifiche. E anche Il Crivello, a inizio aprile, aveva invitato i propri lettori a lanciare lo sguardo verso il vuoto, fotografando il mondo esterno visto dalla finestra di casa. C’è un altro tipo di vuoto, però, che alberga nel cuore delle metropoli, non soltanto in Italia, soprattutto quando calano le tenebre e gli spazi urbani si spopolano da tutti coloro che li avevano vissuti e attraversati di giorno, per lasciar posto a un’altra umanità, quella dei diseredati, di coloro che non hanno casa, di chi negli angoli bui di quelle metropoli è costretto a vivere perché non ha un altro luogo nel quale recarsi e dove poter riposare. Sono gli homeless, i senzatetto, quelle persone che per scelta o per costrizione hanno nella città la loro casa. Si tratta di presenze costanti a tutte le latitudini, a Napoli come a New York, a Berlino come a Buenos Aires, a Milano come a Parigi.
E proprio dalla Ville Lumière arriva un magnifico progetto editoriale che riflette su questa umanità dimenticata attraverso il linguaggio dell’arte, in particolar modo del cinema e della fotografia. Si tratta di Au bord du monde, un prezioso cofanetto composto da un film e un libro: il blu-ray dell’omonimo documentario diretto da Claus Drexel e il volume fotografico che raccoglie gli scatti di Sylvain Leser (disco e libro da 300 pagine con 150 fotografie in grande formato, 45 euro). A pubblicarlo è la casa editrice parigina Cohen&Cohen, specializzata in pubblicazioni di pregio dedicate all’arte ma attiva anche nella narrativa. Nel suo documentario emozionante e coinvolgente, Drexel dà voce ai senzatetto e, attraverso le loro parole, rivela allo spettatore la straordinaria dignità di coloro che la società ha lasciato ai margini. Girato di notte in una Parigi maestosa e dolente, quasi atemporale, il film mette efficacemente in relazione proprio la maestosità di queste persone che continuano a vivere le loro vite al meglio nonostante tutto con la magnificenza dei luoghi che hanno trasformato nelle loro case. L’autore riesce col suo sguardo puro e necessario a fare autentico cinema di poesia, andando oltre le distinzioni tra finzione e documentario.

