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Home Società

Editoriale / Il “nuovo mondo” post Covid-19: tra vulnerabilità e individualismo

Ignazio Riccio di Ignazio Riccio
17 Maggio 2020
in Società
nuovo mondo

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La sensazione di preoccupazione e di incertezza è l’emozione più forte che accompagnerà donne e uomini nel periodo della cosiddetta Fase 2. Superato lo scoglio del lockdown, si spera per sempre, dove ognuno si sentiva protetto nel guscio della propria abitazione, seppure esausto per la lunga quarantena, ci affacciamo in un “nuovo mondo”. Nulla sarà più come prima. Non è una frase fatta, ma la realtà attuale e futura, almeno fino a quando il temibile virus Covid-19 non sarà definitivamente sconfitto.

La strada, purtroppo, sembra essere ancora lunga; gli scienziati pronunciano, ogni giorno, parole diverse e sul nuovo Coronavirus non hanno nessuna certezza. Non è cambiato nulla rispetto all’inizio del mese di marzo, c’è stata solamente una graduale diminuzione dei casi di positività al Covid-19. Ciò dimostra che il lockdown ha prodotto un risultato soddisfacente, lo dicono i numeri, ma qualcuno non è d’accordo. Chi non ha mai sopportato l’idea di stare chiuso obbligatoriamente in casa, gridando anche al complotto da regime dittatoriale, oggi ritiene che il virus si sia depotenziato in maniera spontanea e che a nulla sia servita la quarantena, se non a mandare sul lastrico tante persone.

Chi ci governa e una gran parte dei cittadini, invece, sono sicuri che i provvedimenti restrittivi adottati per il contenimento del Coronavirus abbiano evitato una catastrofe ben più grave. Le diverse posizioni, non smentibili con prove concrete, confermano quella sensazione di incertezza cui accennavamo prima. L’unica cosa sicura è che dobbiamo prepararci a nuove convivenze, un passaggio molto delicato, per molti ancora più difficile del periodo trascorso in quarantena.

Nel “nuovo mondo” rincontreremo gli amici che non vediamo da tempo, i colleghi di lavoro che incontravamo solo dietro uno schermo di un computer o di un telefonino e incroceremo tanti sconosciuti, magari considerandoli un pericolo se non indossano la mascherina o se la portano legata al collo, come semplice accessorio. Un senso di vulnerabilità che non può ricevere alcuna rassicurazione.

Eppure, la vita deve andare avanti, bisogna riappropriarsi degli spazi e della propria libertà e l’economia deve riprendere a girare. Soprattutto quest’ultima è in debito d’ossigeno e rischia di fare più danni della stessa pandemia. Ma è semplicemente questo che deve accadere, con le precauzioni, a volte difficili da mettere in pratica, che ci sono state imposte. Adesso fa meno paura anche una possibile nuova ondata di contagi: le strutture ospedaliere sono state in gran parte sistemate e i reparti di rianimazione quasi raddoppiati.

Il “nuovo mondo” sarà proprio questo, nulla di più. Non ci sarà un rinnovato senso di comunità, più consapevole, né una maggiore cura del prossimo. Già in piena pandemia abbiamo assistito a episodi raccapriccianti, con un individualismo ancora più sfrenato e una recrudescenza della criminalità impressionante, che, come sempre, ne approfitta quando c’è crisi e fame. Dovremo accontentarci della diversa scenografia nel “nuovo mondo”: ecco quella cambierà, anzi è già cambiata. Volti nascosti dalle mascherine, distanziamento sociale, luoghi pubblici e privati recintati e contingentati, uno spettacolo impressionante da post apocalisse, a cui dovremo abituarci, presto.

 

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