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Home Inchieste

Focus criminalità e Covid #3 / Paolo Siani: “In ballo forti interessi economici, c’è il rischio di faide”

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
12 Maggio 2020
in Inchieste, Società
Siani

È parlamentare Pd, ma soprattutto è il fratello di Giancarlo Siani, giornalista del quotidiano Il Mattino ucciso dalla camorra nel 1985. Paolo Siani il dolore di questa perdita lo ha trasformato in azione e partecipazione, per sensibilizzare i giovani sui temi della legalità e parlare delle vittime innocenti della criminalità. Già presidente della Fondazione Polis della Regione Campania, nel rispondere alle nostre domande, assieme ai timori di una ripresa della recrudescenza criminale per accaparrarsi la torta dei finanziamenti post Covid, non ha rinunciato alla speranza di una Napoli che reagisce.

C’è il rischio, secondo lei, di un ritorno della camorra imprenditrice che sfrutti i finanziamenti dello Stato per entrare nell’economia legale?    

“Il rischio è altissimo, come sempre accade dopo momenti tragici e dolorosi della nostra storia. In Campania il post terremoto del 1980 è la dimostrazione più lampante di quanto la camorra sia capace di accaparrarsi finanziamenti pubblici e costruire consenso sulla base degli stessi. Va inoltre considerato che oggi le organizzazioni malavitose, rispetto agli anni Ottanta, sparano di meno e investono di più, ragion per cui il rischio di una camorra imprenditrice, nonostante i numerosi arresti di storici boss, oggi è ancora più alto. C’è poi un altro dato allarmante, evidenziato pochi giorni fa dalla Federazione delle associazioni antiracket: diversi imprenditori non ricevono dagli istituti di credito il sussidio previsto dallo Stato a causa di vecchi debiti. E questo li rende particolarmente appetibili per la criminalità organizzata, cui la liquidità non manca”.

Cosa non deve fare lo Stato per evitare l’espandersi del potere economico camorristico?

“Io direi più cosa lo Stato deve fare. Lo Stato deve erogare al più presto i fondi alle imprese, altrimenti si apriranno spazi ghiotti per i clan. Come ha più volte affermato anche il procuratore antimafia Federico Cafiero de Raho, le mafie riescono ad accaparrarsi fondi pubblici sfruttando un’ampia rete di imprenditori compiacenti. Quindi è necessario intensificare i controlli coinvolgendo tutti gli organi preposti, per favorire il tracciamento dei flussi di denaro”.

Le scarcerazioni rischiano di favorire questo stato di cose o e solo ‘colpa’ del Coronavirus?  

“Certo che lo favoriscono. Alcuni dei boss scarcerati sono delle vere e proprie menti imprenditoriali dei clan e quindi le organizzazioni malavitose hanno ancora più opportunità  di poter sfruttare la situazione. Senza tralasciare un dato ancora più significativo, ovvero l’incidenza di un ritorno dei boss sui propri territori di origine. Certo, alcune zone della Campania che prima erano vere e proprie enclavi dei clan di camorra sono cambiate molto e in meglio nel corso degli anni, ma la combinazione tra crisi economica e sociale e scarcerazione dei boss potrebbe far ripiombare questi territori indietro nel tempo, agli anni più bui”.

C’è un altro fenomeno che non è mai scomparso, cioè l’aiuto ai nuclei familiari meno abbienti. Anche a lei risultano i ‘regali’ della criminalità alle famiglie bisognose?

“Personalmente non ho contezza dei regali alle famiglie bisognose da parte delle organizzazioni malavitose. Certo, leggo, mi informo e dagli organi di stampa più volte negli ultimi due mesi è stato evidenziato questo dato. Nello stesso tempo, però, ci sono anche tante belle realtà che si stanno prodigando per le famiglie più povere con uno straordinario spirito solidaristico, e queste sì che le conosco. In sintesi: attenti alle mafie, ma guardiamo anche il lato positivo di chi si impegna per garantire la sopravvivenza di coloro che sono materialmente in grosse difficoltà. Napoli sa esprimere sempre una forte antimafia sociale”.

Un’ultima cosa. Possiamo dire che tutti questi fattori potrebbero portare anche a un riaccendersi di faide e omicidi?

“Le faide hanno un andamento ciclico, soprattutto tra Napoli e provincia. E sono sempre legate a forti interessi economici, che vanno dal racket allo spaccio di droga. Quindi sì, visto il contesto, il rischio c’è. Anche per questo occorre intervenire a monte”.

 

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