È parlamentare Pd, ma soprattutto è il fratello di Giancarlo Siani, giornalista del quotidiano Il Mattino ucciso dalla camorra nel 1985. Paolo Siani il dolore di questa perdita lo ha trasformato in azione e partecipazione, per sensibilizzare i giovani sui temi della legalità e parlare delle vittime innocenti della criminalità. Già presidente della Fondazione Polis della Regione Campania, nel rispondere alle nostre domande, assieme ai timori di una ripresa della recrudescenza criminale per accaparrarsi la torta dei finanziamenti post Covid, non ha rinunciato alla speranza di una Napoli che reagisce.
C’è il rischio, secondo lei, di un ritorno della camorra imprenditrice che sfrutti i finanziamenti dello Stato per entrare nell’economia legale?
“Il rischio è altissimo, come sempre accade dopo momenti tragici e dolorosi della nostra storia. In Campania il post terremoto del 1980 è la dimostrazione più lampante di quanto la camorra sia capace di accaparrarsi finanziamenti pubblici e costruire consenso sulla base degli stessi. Va inoltre considerato che oggi le organizzazioni malavitose, rispetto agli anni Ottanta, sparano di meno e investono di più, ragion per cui il rischio di una camorra imprenditrice, nonostante i numerosi arresti di storici boss, oggi è ancora più alto. C’è poi un altro dato allarmante, evidenziato pochi giorni fa dalla Federazione delle associazioni antiracket: diversi imprenditori non ricevono dagli istituti di credito il sussidio previsto dallo Stato a causa di vecchi debiti. E questo li rende particolarmente appetibili per la criminalità organizzata, cui la liquidità non manca”.
Cosa non deve fare lo Stato per evitare l’espandersi del potere economico camorristico?