Uno dei più frequenti interrogativi che adulti e bambini si pongono durante la stagione estiva è dopo quanto tempo sia possibile fare un bagno in mare o in piscina una volta consumato un pasto. Siamo tutti cresciuti seguendo la regola del dover attendere almeno 2 o 3 ore, ma quanto c’è di vero dietro questo che sembra ormai più un mito popolare? Iniziamo col capire in quale tipo di problema si incorre qualora questa “regola” venga infranta per poi verificarne la veridicità. Parliamo dunque di congestione, ovvero un blocco dell’attività digestiva a seguito di uno sbalzo termico cui ci si espone durante o dopo un pasto. Tale sbalzo termico può essere causato dall’immergersi in acqua fredda o bere una bevanda ghiacciata o spostarsi tra ambienti a differente temperatura.
Ma qual è il nesso tra cibo ingerito e le situazioni appena citate? Durante e dopo un pasto il nostro organismo per dare “supporto” agli organi coinvolti nel processo digestivo fa si che verso essi vi sia un aumento del flusso sanguigno (motivo per cui è anche sconsigliata un’attività fisica intensa dopo un pasto), per cui uno sbalzo termico potrebbe provocare o un deflusso o un ulteriore aumento del flusso di sangue con conseguente rallentamento o blocco della digestione. I sintomi nel caso in cui ciò avvenisse sono pallore, sudorazione fredda, crampi addominali, nausea, capogiri, calo di pressione e anche perdita di coscienza. Proprio quest’ ultima può rappresentare un notevole rischio qualora si verificasse proprio durante un bagno al mare.
Pertanto, cosa bisogna fare nel caso in cui tali sintomi si manifestano per prestare soccorso alla persona che li presenta? Far distendere il soggetto con le gambe sollevate rispetto all’altezza della testa, massaggiare e tenere calda la zona addominale per favorire il ripristino del processo digestivo, spostare la persona in un luogo a temperatura adeguata. Se i sintomi dovessero persistere contattare il medico o recarsi in ospedale. Nella maggior parte dei casi si osserva una graduale risoluzione nell’arco di qualche ora. Ma quindi è corretta la regola delle 2 o 3 ore di attesa post pasto prima di fare un bagno al mare?
In realtà non esiste nessuna evidenza scientifica e sicuramente il tempo che deve intercorrere è strettamente correlato al tipo di pasto. Vediamo quindi i tempi di digestione di alcuni alimenti, tenendo conto che essi possono subire delle variazioni da soggetto a soggetto per fattori come masticazione, motilità intestinale, acidità gastrica. Bevande, frutta e verdura impiegano un massimo di 30/40 minuti per essere digeriti. Le verdure amidacee come le patate anche un’ora. Il pesce se non grasso richiede circa 50 minuti/un’ora. I carboidrati come riso, grano, avena, legumi richiedono almeno due ore. Carni e latticini anche fino a 5 ore. Maggiore è il contenuto di grassi di un pasto maggiore sarà il tempo necessario per la sua digestione.
Anche il tipo di cottura, l’associazione con alcolici e le combinazioni di cibi comportano notevoli oscillazioni di tempo utile. Dunque preferire un pasto più leggero e veloce può essere un saggio compromesso per evitare lunghe attese. In conclusione, nonostante non vi siano prove scientifiche sulle abitudini dopo il pasto, è bene, per evitare anche semplici dolori addominali, non sottoporre il proprio corpo a shock termici o sforzi fisici in un processo delicato come quello della digestione.