Paolo Sorrentino aveva disseminato un bel po’ di dettagli nel corso di questi mesi, anticipando in qualche modo la volontà di tornare a girare nella sua città d’origine. Ma oggi è arrivata l’ufficialità, con tanto di titolo del nuovo progetto cinematografico del regista napoletano vincitore dell’Oscar nel 2014 per La grande bellezza. Sorrentino, dunque, ritornerà a lavorare a Napoli per il suo prossimo film, che s’intitolerà È stata la mano di Dio e sarà anche scritto dal cineasta. La produzione è di Lorenzo Mieli per The Apartment, società del gruppo Fremantle, col coinvolgimento diretto di Netflix.
Per chi conosce la biografia sorrentiniana, il titolo rimanda immediatamente a quello che è sempre stato uno tra i punti di riferimento e tra i grandi amori del regista, cioè Diego Armando Maradona, non a caso citato anche sul palco degli Oscar durante i ringraziamenti di rito statuetta alla mano. Quel titolo, però, sottintende anche altro e lascia trapelare la volontà, anch’essa più volte anticipata in questi mesi, di raccontare una storia che, poco dopo il giro di boa dei cinquant’anni (compiuti il 31 maggio), possa essere in qualche modo anche autobiografica e riesca a far emergere persino qualche riferimento al giovane Paolo e ai suoi anni formativi all’ombra del Vesuvio. L’espressione (e, quindi, il titolo) È stata la mano di Dio, infatti, potrebbe essere ricondotta in maniera più o meno diretta a un drammatico momento-chiave della parabola esistenziale di Paolo Sorrentino, che a 16 anni rimase orfano di entrambi i genitori, in seguito a un tragico incidente, dal quale lui si salvò, indirettamente, proprio grazie alla grande passione per il Napoli e per il Pibe de oro. Lo stesso Sorrentino, d’altra parte, ha raccontato l’episodio in alcune interviste nel corso degli anni, senza celare nulla in proposito. “A me Maradona ha salvato la vita. Da due anni chiedevo a mio padre – confessò, per esempio, nel 2016 ad Aldo Cazzullo per il Corriere della sera – di poter seguire il Napoli in trasferta, anziché passare il week end in montagna, nella casetta di famiglia a Roccaraso; ma mi rispondeva sempre che ero troppo piccolo. Quella volta finalmente mi aveva dato il permesso di partire: Empoli-Napoli. Citofonò il portiere. Pensavo mi avvisasse che era arrivato il mio amico a prendermi. Invece mi avvertì che era successo un incidente. Papà e mamma erano morti nel sonno. Per colpa di una stufa. Avvelenati dal monossido di carbonio“.

