I carabinieri della stazione di Qualiano, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia presso il tribunale di Napoli, hanno dato esecuzione a una misura cautelare in carcere nei confronti di A. B., trentanovenne di origini albanesi, ritenuto responsabile dei reati di riduzione in schiavitù, estorsione continuata e lesioni personali, a danno di due sorelle ucraine. Giunte in Italia con la speranza di lavorare, le giovani donne erano poi state costrette a prostituirsi sulla circumvallazione esterna di Giugliano in Campania. A carico dell’uomo, arrestato lo scorso 17 luglio mentre stava andando a prendere le ragazze alla fine del turno di lavoro, sono state raccolti, nel corso delle indagini successive, ulteriori elementi probatori secondo i quali A. B., con condotte violente e vessatorie, esercitava nei confronti delle sue vittime un vero e proprio diritto di proprietà, obbligandole a piegarsi a ogni suo volere, impossessandosi di tutti i loro guadagni e arrivando a pretendere addirittura 10mila euro come prezzo per la liberazione di una delle due, che nel frattempo aveva scoperto di essere incinta.
Le donne erano state inoltre private del loro passaporto e tenute costantemente sotto ricatto: qualora si fossero rifiutate di eseguire gli ordini del criminale, sarebbero stati compiuti gesti intimidatori e di violenza nei confronti delle loro famiglie e delle persone a loro più care. Secondo quanto ricostruito, lo sfruttamento esercitato avrebbe permesso all’uomo di conseguire in un solo anno un guadagno di circa 32mila euro. Nel corso delle scorse settimane ad Aversa, i carabinieri avevano scoperto una vera e propria casa a luci rosse gestita da una donna di origini domenicane, anche lei denunciata e arrestata per sfruttamento e traffico di esseri umani. Il personale del commissariato di pubblica sicurezza di Aversa, guidato dal primo dirigente Vincenzo Gallozzi, aveva individuato A. R. O. L. in un’abitazione di via Gramsci, dove era stata bloccata e condotta al carcere di Poggioreale.

