Il questore di Salerno, Maurizio Ficarra, ha proposto la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per cinque anni, nei confronti di un uomo di 48 anni proprio di Salerno, I. A., già detenuto in carcere in quanto si sarebbe reso responsabile, sia in ambito nazionale che internazionale, degli odiosi reati di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, scambiandolo con altri pedofili di tutto il mondo anche attraverso l’utilizzo dei social network. Il Tribunale ha anche comunicato l’irrevocabilità della misura. L’uomo era stato arrestato al termine di un’operazione portata avanti dalla polizia postale, che aveva ritrovato all’interno del suo computer e dello smartphone centinaia di filmati e immagini di bambine e bambini, utilizzate per scambi online nell’ambito di un giro non soltanto italiano di pedopornografia. Tutto il materiale e i relativi dispositivi tecnologici erano stati sequestrati all’epoca dell’arresto del quarantottenne. Ma, in queste ore, il questore di Salerno ha voluto emettere ai suoi danni anche la proposta della misura di prevenzione della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno per cinque anni, facendo comunicare il provvedimento al responsabile direttamente nel carcere dove è al momento detenuto.

Proprio nell’ambito della lotta alla pedopornografia online, in questi mesi le forze dell’ordine avevano portato a termine due grosse operazioni con arresti e sequestri in tutta Italia. La prima, denominata Summer no like, aveva avuto luogo a inizio agosto ed era culminata nella denuncia di nove persone, per i reati di divulgazione, cessione, detenzione di materiale pedopornografico, nonché per istigazione a delinquere aggravata. La seconda, ancora più grossa, è di una decina di giorni fa. Si tratta dell’operazione Scacco matto, conclusasi con tre persone arrestate e diciassette denunciate, portata avanti dalle forze dell’ordine in diverse regioni d’Italia e coordinata dalla Procura distrettuale di Catania. Una lunga attività d’indagine sotto copertura, nata dal monitoraggio del web, aveva portato alla scoperta di un sito ospitato su server di un Paese estero; qui gli agenti avevano scoperto immagini di pedopornografia e commenti che istigavano esplicitamente alla commissione di atti sessuali su minori. Il sito era “frequentato” da numerosi utenti che, una volta entrati in contatto tra loro, si spostavano su altre piattaforme virtuali ritenute più sicure, utilizzando sistemi che li rendevano anonimi e servizi di messaggistica crittografata. L’obiettivo era scambiarsi foto e video di natura pedopornografica, catalogati in base a criteri di età, sesso ed etnia, con abusi su minori, anche neonati, vittime di pratiche di sadismo. In diverse occasioni condividevano persino i loro racconti di loro presunte esperienze sessuali con minorenni.

