In occasione del Giorno della Memoria delle vittime dell’Olocausto, History Channel, visibile su canale 407 di Sky, trasmetterà nelle serate del 25, 26 e 27 gennaio film e documentari che racconteranno i crimini, le stragi, le persecuzioni e le follie di cui si macchiarono i nazifascisti durante l’occupazione del nostro Paese. Per la rassegna intitolata Storie che hanno cambiato la nostra storia,lunedì 25 gennaio, alle ore 22.40, verrà trasmesso per la prima volta sul piccolo schermo il docufilm Terra Bruciata! del regista e produttore cinematografico casertano Luca Gianfrancesco. Dopo il grande successo di pubblico e di critica avvenuto nel 2018 al suo esordio nelle sale cinematografiche, l’acclamazione ai più prestigiosi festival internazionali e la pubblicazione in versione dvd della pellicola a cura dell’Istituto Luce, Terra Bruciata! approda finalmente in televisione, in anteprima nazionale su Sky. Si tratta, senza dubbio, di un traguardo importantissimo per il film-documentario.
Tra il primo e il 4 novembre del 1943, il piccolo centro abitato di Conca della Campania, situato sul versante nord-orientale del vulcano di Roccamonfina, nell’Alto casertano, fu teatro di una delle stragi naziste più efferate e cruente mai avvenute nel Sud Italia: ben 39 civili tra donne, anziani e bambini furono barbaramente trucidati durante una sanguinosa caccia all’uomo consumatasi tra le strade del borgo casertano. Quella che fu una vera e propria rappresaglia contro i civili fu realizzata dalla famigerata divisione Herman Göering di stanza nella vicina cittadina di Roccamonfina. Le truppe tedesche vollero vendicarsi dell’uccisione di un soldato della Panzer-Division a opera dell’ufficiale italiano Umberto Boaracchini, il quale svolgeva compiti di intelligence per l’esercito degli Stati Uniti.
Per tenere sempre viva la memoria di quel terrificante eccidio e far sì che l’orrore della guerra non venisse dimenticato, si è sempre spesa in prima persona Graziella Di Gasparro, recentemente scomparsa all’età di 86 anni, portata via dal Covid-19. Una vita, la sua, spesa nel faticoso quanto fondamentale lavoro di testimonianza di quello che accadde in quel tragico novembre del ‘43, quando papà Giacomo fu catturato e ucciso durante i rastrellamenti. Il brutale assassinio del padre di Graziella fa parte del terribile epilogo in cui va collocata l’occupazione dell’Alto casertano da parte dell’esercito del Terzo Reich, iniziata l’8 settembre del 1943, data dell’Armistizio di Cassibile, il quale sancì ufficialmente l’inizio della Resistenza. La strage di Conca della Campania assume quindi un ruolo fondamentale per comprendere appieno i sanguinosi crimini di guerra perpetrati dai gerarchi nazisti durante l’occupazione.
La provincia di Caserta fu uno dei primi territori italiani a subire le devastanti rappresaglie dei nazisti, i quali si scagliarono contro la popolazione civile, razziando beni, depredando abitazioni e deportando in Germania oltre 20mila prigionieri. La popolazione locale viveva nella paura e nel terrore costante e solamente dopo le Quattro Giornate di Napoli i cittadini trovarono il coraggio di ribellarsi e organizzarsi contro la barbarie nazista. A Riardo, borgo medievale situato nel cuore di Terra di Lavoro, nella notte tra il 22 e il 23 ottobre del ‘43, i partigianiriuscirono a cacciare via gli invasori facendoli retrocedere a nord del Garigliano, dietro la Linea Gustav, mentre nella non lontana Tora e Piccilli i cittadini salvarono la vita a una cinquantina di ebrei scampati alle deportazioni. In risposta alla disobbedienza della popolazione locale, i comandi tedeschi diedero ordine di punire con la morte chiunque non si fosse piegato al loro volere: fu così che nel giro di pochissimo tempo furono fucilati, senza pietà, ben 752 innocenti, trasformando così il Casertano nella provincia più colpita dallo stragismo nazista in tutto il Sud Italia.
“Il docufilm sui fatti di sangue che si consumarono nell’Alto casertano nel novembre del 1943 nasce fondamentalmente da due esigenze – rivela il regista Luca Gianfrancesco -. La prima rappresenta la necessità di raccontare una storia colpevolmente sfuggita dalla grande narrazione storica e dimenticata dalla politica, così che venisse rimossa dalla memoria collettiva delle nostre genti. La seconda è quella di restituire dignità e rendere giustizia agli ultimi superstiti di una storia tragica e dolorosa che ci aiuta a comprendere la genesi del male”. Sui libri di storia, troppo spesso, protagonisti ed eventi della Seconda guerra mondiale vengono raccontati come qualcosa di distante, eppure quella storia veniva scritta da gente comune, a noi vicina: il più delle volte erano i nostri stessi nonni e bisnonni.
L’autunno del 1943 è stato vittima di un colossale lavoro di rimozione storica sebbene si tratti di un periodo cruciale per comprendere la storia e l’identità di chi vive in provincia di Caserta. “Nei tre anni che sono occorsi per raccogliere tutte le interviste e le testimonianze di quanto accaduto – prosegue il regista – ciò che più mi ha sorpreso è stato trovare tantissimi ultraottantenni che, diversamente dal silenzio delle istituzioni, non aspettavano altro che raccontare le loro storie custodite nella memoria vivida di 75 anni fa, ricordando con rabbia e dolore quegli episodi che cambiarono per sempre le loro vite”. Gianfrancesco conclude: “Questo film è dedicato soprattutto a loro e alla speranza che attraverso le loro voci si possa giungere alla costruzione di una memoria condivisa, che possa finalmente includere il Meridione nel racconto che condusse l’Italia alla Liberazione”.
Terra Bruciata! è stato realizzato sotto la consulenza scientifica e la supervisione di storici e studiosi tra i massimi esperti della Grande guerra. Tra questi annoveriamo Carlo Gentile, professore ordinario di Studi ebraici presso l’Università di Köln, in Germania, già consulente delle autorità giudiziarie tedesche nei processi per crimini di guerra; Gabriella Gribaudi, autrice di numerosi saggi e volumi sulla Seconda guerra mondiale, nonché docente ordinario di Storia contemporanea presso l’Università Federico II di Napoli; Giuseppe Angelone, docente di Cinema, fotografia e televisione presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli e redattore dell’Atlante delle stragi naziste; Giovanni Cerchia, storico e coordinatore del dottorato di ricerca in Storia dell’Europa presso l’Università degli Studi del Molise; Felicio Corvese, presidente del Centro studi per la ricerca e la didattica della storia Francesco Daniele e della sezione di Caserta dell’Istituto campano per la storia della ResistenzaVera Lombardi e Isabella Insolvibile, consulente per le Procure di Roma e di Napoli, esperta del Meridione per l’Associazione nazionale partigiani d’Italia e collaboratrice di Rai Tre e Rai Storia.
Fondamentali per la realizzazione del docufilm sono state le preziose testimonianze rilasciate dalle persone che vissero in prima persona l’eccidio nazista. Tra queste ricordiamo, oltre alla già citata Graziella Di Gasparro, che nel 2003 fece erigere un monumento in ricordo delle vittime, Andrea Maccarone, uno degli oltre 20mila casertani deportati nel campo di concentramento di Dachau, tra i pochi sopravvissuti rimasti in vita; Elena Valente, la cui famiglia subì le minacce e le ritorsioni da parte degli ufficiali tedeschi, i quali si appropriarono di tutti i loro beni e di Ziva Modiano, ebrea napoletana che fu salvata dai rastrellamenti nazisti dai cittadini di Tora e Piccilli. Tra gli attori che hanno preso parte alle riprese ci sono Antonio Pennarella, nel ruolo del banditore napoletano; Paola Lavini, che interpreta una donna che riesce a mettere in salvo suo marito; Arturo Sepe, che recita il ruolo di capo dei partigiani; Antonello Cossia, nelle vesti di un uomo paralizzato dal terrore e al quale i tedeschi hanno tolto ogni cosa; Mino Sferra, che interpreta Giacomo Di Gasparro, padre di Graziella e vittima innocente dell’eccidio e Lucianna De Falco, nelle vesti della moglie di Gianni. Il film-documentario è prodotto da Mediacontents Production, con il contributo della comunità montana di Monte Santa Croce e dei Comuni di Pietravairano, Teano, Acerra, Presenzano, Caiazzo, Vairano Patenora, Riardo, Tora e Piccilli e di Marzano Appio, in partnership con il Museo internazionale delle guerre mondiali di Rocchetta a Volturno, in provincia di Isernia.
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