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La crisi sanitaria è anche pandemia sociale: la Caritas lancia l’allarme sui nuovi poveri da Covid

Il Coronavirus ha incrementato le disparità economiche in Italia. Ne discutiamo con Emilio Di Fusco, coordinatore del centro d'ascolto della diocesi di Aversa

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
28 Febbraio 2021
in Inchieste

La crisi pandemica è diventata presto crisi sociale. Il virus del Covid-19 ha accentuato le disparità economiche e il numero di “nuovi poveri“, nel giro di un anno, è drasticamente aumentato in tutto il Paese. È la fotografia impietosa che emerge dal rapporto 2020 su povertà ed esclusione sociale in Italia pubblicato dalla Caritas diocesana, che sottolinea i dati della povertà e del malessere sociale provocati dalla pandemia. La crisi economica, come effetto diretto della crisi sanitaria, ha alimentato le diseguaglianze sociali e di genere, colpendo soprattutto i soggetti maggiormente esposti al rischio povertà, in particolare le famiglie monoreddito con minori a carico, le donne, i giovani, gli anziani e gli stranieri. Le piccole e medie attività stentano a sopravvivere e sempre più persone perdono il lavoro.

Eppure, in un contesto così difficile, i grandi gruppi finanziari hanno accumulato enormi profitti dalla pandemia. L’Oxfam ha stimato che i guadagni ricavati nell’ultimo anno dai dieci uomini più ricchi al mondo ammonterebbero a circa 540 miliardi di dollari, una cifra sufficiente a pagare il vaccino anti Covid a tutti gli abitanti del pianeta. Il paradosso della crisi sta proprio qui, nel fatto che mentre un gruppo ristretto di privilegiati è diventato sempre più ricco, un numero più ampio di persone ne è uscito impoverito, mentre i poveri sono diventati sempre più poveri. Tra le conseguenze sociali ed economiche della crisi pandemica si può dunque constatare un rilevante aumento del divario della forbice sociale tra poveri e ricchi. Basti pensare che solamente nell’Italia pre Covid, su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti, c’erano già oltre 4 milioni di persone che versavano in condizioni di miseria e di povertà assoluta.

I numeri che emergono dal report della Caritas sono preoccupanti e fotografano una società in pieno affanno. La percentuale di nuovi poveri presi a carico dalle diocesi è passata dal 31% nei mesi di maggio e settembre del 2019, al 45% negli stessi mesi del 2020, segnando uno scarto di ben quattordici punti percentuali in più. Il numero di famiglie impoverite è passato dal 52,3% al 58,3% in un anno. Su quasi 45mila persone accolte nei primi mesi post lockdown dai 680 centri di accoglienza gestiti dalla Conferenza episcopale italiana, circa 20mila persone hanno chiesto aiuto per la prima volta, ossia quasi la metà delle richieste.

A confermare tale trend di aumento delle diseguaglianze sociali è anche l’ultimo rapporto Censis, secondo il quale sono ben 7,6 milioni le famiglie in difficoltà nel nostro Paese e almeno mezzo milione i “nuovi poveri”; sono invece 5 milioni gli italiani che si trovano in uno stato di povertà assoluta e che ogni giorno trovano difficoltà addirittura nel mettere il piatto a tavola. Tra le regioni italiane ed europee esposte maggiormente al rischio povertà c’è proprio la Campania, seguita da Sicilia e Calabria. Secondo Eurostat, il 41% delle persone residenti sul territorio campano vive al di sotto della soglia di sicurezza economica. Anche le famiglie del ceto medio hanno esaurito i loro risparmi e hanno iniziato a chiedere aiuto alle organizzazioni umanitarie. Tra i principali motivi della caduta del reddito c’è proprio la perdita del lavoro. I numeri sono drammatici: solamente nel 2020, stando ai dati forniti dall’Inps, sono 664mila i posti di lavoro andati perduti, mentre le persone disoccupate si attestano a circa 2,5 milioni. Così come confermato dall’ultimo rapporto Istat sull’occupazione, a subire maggiormente il costo della crisi sociale sono soprattutto le donne: aumentano infatti le diseguaglianze di genere.

A lanciare l’allarme di fronte a questa nuova ondata di povertà è Emilio Di Fusco, coordinatore del centro d’ascolto della diocesi di Aversa, nel Casertano, e membro dell’osservatorio della Caritas sulle povertà, nonché coautore del dossier sopracitato. “I numeri della povertà sono in forte crescita”, afferma preoccupato il coordinatore diocesano, che prosegue: “Se prima della pandemia i nostri sportelli accoglievano circa cinque richieste di aiuto al giorno, nei mesi successivi alla prima ondata le richieste di aiuto giornaliere sono diventate almeno una ventina. Le domande di sostegno sono addirittura quadruplicate. La crisi ha colpito interi nuclei familiari e si sono rivolte a noi persone che prima d’ora non avevano mai chiesto supporto”. Di Fusco si sofferma poi sull’estrazione sociale di coloro che chiedono una mano: “Sono tanti coloro che prima lavoravano nell’ambito dell’assistenza alle persone e agli anziani, nel settore del food e della ristorazione, ma anche dipendenti, commercianti, lavoratori autonomi e partite Iva che hanno perso il lavoro e fanno la fila per ricevere assistenza dai nostri volontari. Molti di loro non riescono più a pagare nemmeno la spesa, le medicine o le bollette”.

Le Caritas diocesane, per far fronte a questa situazione, hanno stanziato dei fondi specifici per sostenere le spese più urgenti dei soggetti a rischio, come quelle per l’affitto della casa, per pagare le rate del mutuo oppure per coprire le utenze domestiche. Tra i beneficiari dei sussidi il 30% circa è costituito dai “nuovi poveri”, ossia coloro che per la prima volta nella loro vita hanno vissuto sulla propria pelle condizioni di disagio e deprivazione economica. “Il Covid-19 è stato un detonatore sociale, facendo esplodere in maniera lampante le contraddizioni intrinseche alla società in cui viviamo. Ma la povertà economica non è l’unico fattore di rischio, a essa si sono aggiunte anche la povertà educativa e quella sanitaria. L’accesso all’istruzione e alle cure sono diventati sempre più limitativi e difficoltosi per le famiglie meno abbienti e per gli anziani”, sottolinea Emilio Di Fusco, il quale pone l’accento su come la dispersione scolastica sia diventata un fenomeno molto preoccupante emerso soprattutto durante le fasi più acute della pandemia: “Numerosi sono i bambini che non hanno potuto seguire regolarmente le lezioni in didattica a distanza a causa dell’insufficienza dei devices messi a disposizione dalle scuole. Condizione resa ancora più difficoltosa dal digital divide, a causa del quale non tutti hanno accesso costante e illimitato alla rete internet”.

Di fronte a una situazione così complessa, la risposta delle Caritas non è tardata ad arrivare. “Abbiamo assistito le famiglie in difficoltà con diversi interventi assistenziali, sia donando aiuti alimentari sia sostenendo le persone nel pagamento delle utenze”, spiega Di Fusco, che continua: “Non è mancato anche il sostegno psicologico alle famiglie. Tantissime persone hanno iniziato a soffrire di ansia, di attacchi di panico, di depressione, di angoscia, ma anche di turbe e squilibri emotivi causati dalla pandemia e dalla chiusura forzata in casa. Abbiamo ricevuto anche tante segnalazioni di violenze familiari consumatesi tra le mura domestiche che in questi mesi sono tristemente aumentate. Per far fronte a tali problematiche abbiamo deciso di costruire una rete collaborativa assieme alle associazioni attive sul territorio e alle istituzioni locali, istituendo uno sportello d’ascolto per situazioni familiari a rischio e prendendo a carico le numerose richieste d’aiuto ricevute”. Il coordinatore della Caritas aversana rivolge infine un accorato appello a tutta comunità: “Il grande lavoro svolto dai volontari con dedizione e spirito di sacrificio è stato fondamentale in questi mesi difficili, ma c’è bisogno dell’aiuto e dell’impegno costante di tutte le persone di cuore, di fede e di volontà affinché nessuno resti indietro”.

Decine di migliaia di persone in difficoltà hanno potuto contare sugli oltre 196mila pasti caldi che le mense della Caritas hanno offerto loro negli ultimi mesi per non soffrire i morsi della fame, mentre i fondi diocesani raccolti sono stati utilizzati per sostenere le spese di ben 92mila nuclei familiari. Per chi volesse regalare il proprio piccolo ma fondamentale contributo a questa immensa macchina di solidarietà sono attivi diversi canali di raccolta fondi online, oltre al 5 per mille. In questo momento storico così difficile, misure di sostegno al reddito, al lavoro e alle famiglie sono fondamentali per attenuare l’impatto della crisi sociale ed economica. Ma oltre all’impegno dei singoli cittadini, delle associazioni e del mondo laico e religioso è fondamentale che le istituzioni tutte, raccogliendo l’appello di Papa Francesco, si adoperino fin da subito per abbattere le diseguaglianze sociali e garantire non solo il pieno accesso al welfare, alle cure sanitarie e all’istruzione pubblica, ma anche nel realizzare un sistema economico più equo, più umano, più inclusivo e soprattutto più sostenibile.

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