Proseguono le scarcerazioni eccellenti di boss e affiliati ai clan di camorra: dopo quella di Pasquale Zagaria e la richiesta, non accordata, dei domiciliari per Raffaele Cutolo, tocca ora a un altro esponente del clan dei Casalesi, Antonio Noviello, 44 anni, che grazie alla decisione dei giudici, potrà riabbracciare la propria famiglia a Casal di Principe.
L’esponente di spicco della fazione degli Schiavone, considerato dagli inquirenti il referente nel nord Italia di una delle famiglie più spietate e sanguinarie del sodalizio camorristico, nel corso degli anni avrebbe curato gli affari del clan legati al gioco d’azzardo; adesso è stato autorizzato dai magistrati di Torino a scontare la sua condanna agli arresti domiciliari. Il boss potrà infatti ritornare presso la casa della madre nel Casertano, a Casal di Principe. Il provvedimento, che sicuramente alimenterà nuove polemiche e che getta nello sgomento la comunità casalese, è stato giustificato dai giudici per evitare contagi nel carcere di Asti, dove il camorrista era detenuto. Antonio Noviello doveva ancora scontare un residuo di pena inferiore a 18 mesi.
Secondo i giudici Noviello avrebbe avuto un comportamento esemplare all’interno del carcere, meritandosi così la fiducia e il nullaosta per tornare a casa dove sarà monitorato previo braccialetto elettronico. Desta meraviglia oltre che preoccupazione la notizia per la quale uno degli esponenti di spicco del clan dei Casalesi sia trattato alla pari di un detenuto qualsiasi. La decisione della scarcerazione di Noviello è stata assunta lo scorso 23 aprile, prima che le scarcerazioni eccellenti di boss e criminali dessero il via allo ‘scandalo giudiziario’ che ha coinvolto il Dap e il ministero della Giustizia.
Nel frattempo, di fronte alle decisioni dei giudici, sono insorti i magistrati antimafia napoletani: sia Catello Maresca sia Raffaele Cantone non solo si sono dimostrati perplessi rispetto alle decisioni di scarcerare centinaia di esponenti legati alla criminalità organizzata, che potrebbero rafforzare le fila della mafia e della camorra, ma hanno manifestato grande preoccupazione rispetto alla grande capacità di adattamento, per così dire “gattopardesca”, che i sodalizi criminali stanno dimostrando nell’affrontare l’emergenza epidemiologica, rafforzandosi nei territori e ottenendo consensi tra una popolazione sempre più disperata e impoverita dalla crisi.