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Home Cronaca

Frattamaggiore tra caos, illegalità e movida violenta. I cittadini scrivono al Prefetto: “Bisogna fare qualcosa”

Dopo le denunce e le proteste dei giorni scorsi, i comitati di quartiere hanno deciso di scrivere una lettera al Prefetto di Napoli Michele Di Bari nella quale chiedono interventi urgenti per garantire maggiori tutele e sicurezza per i cittadini

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
1 Maggio 2025
in Cronaca, Inchieste, Società

Da tranquilla e fiorente cittadina commerciale della provincia di Napoli, Frattamaggiore ha subito negli anni una profonda trasformazione urbana, economica e antropica, che ha cambiato il volto della città e la sua geografia umana. Ogni cambiamento ha generato una serie di risvolti positivi o negativi a seconda di come siano stati gestiti dalle amministrazioni locali. Ciò che hanno vissuto i cittadini frattesi, però, è stata una lenta ma costante riduzione della vivibilità in città e della relativa qualità della vita, un trend negativo causato da una serie di fattori endogeni ed esogeni che hanno condizionato lo sviluppo dell’intera area metropolitana di Napoli.


Su una superficie comunale estesa poco più di 5 km² vivono circa 28.470 persone. Si tratta di un territorio piccolo, segnato da una densità abitativa tra le più alte della provincia (5.352 abitanti/km²). Un sovrafollamento che si nota percorrendo le strade della città nonostante negli anni si sia registrata una riduzione della popolazione residente. Non sono pochi i frattesi che hanno preferito trasferirsi nelle vicine cittadine di Frattaminore, Crispano, Cardito, Grumo Nevano, Sant’Arpino e Orta di Atella, in cerca di tranquillità, lontani dal caos di Frattamaggiore ma abbastanza vicini da non dover rinunciare al lavoro, agli affetti e alle loro abitudini. Una migrazione di prossimità generata anche da un mercato immobiliare saturo ed economicamente inaccessibile alle giovani coppie e alle famiglie in cerca di casa.


Se Frattamaggiore è stata un punto di riferimento commerciale per tutto il territorio, sostenuta da una rete di infrastrutture e di servizi adeguata se rapportata ad altre città dello stesso contesto urbano, questa sua vocazione, negli anni, è stata ridimensionata per lasciare spazio ad altri tipi di economia. Sulla scia delle liberalizzazioni delle licenze commerciali, lì dove prima sorgevano attività al dettaglio come negozi d’abbigliamento, frutterie, macellerie, botteghe, librerie – dolorosa è stata la notizia della chiusura della Libreria Foschini -, messe in crisi dall’apertura di nuovi centri commerciali e dall’e-commerce, quelle stesse strade una volta dedite allo shopping sono oggi un susseguirsi di locali trendy e alla moda, “instagrammabili” per usare il gergo giovanile, dediti alla somministrazione di food e drink, che incentivano la cosiddetta “movida”, ossia quel clima di svago e vivacità tipico della vita notturna.


All’apparenza sembrerebbe non esserci nulla di sbagliato considerando che si tratta di attività che creerebbero lavoro e indotto secondo la regola della domanda e dell’offerta, oltre a essere luoghi d’incontro per i giovani. La realtà dei fatti, però, è sempre più complessa e non è tutto oro quello che luccica. La digitalizzazione e il consumo di massa hanno cambiato le abitudini delle persone: a nuove opportunità si sono aggiunti anche nuovi problemi che hanno indebolito diversi settori dell’economia e del commercio di prossimità intorno ai quali si sono sviluppate città e quartieri. I processi economici, nella loro dimensione globale e locale, hanno bisogno di essere regolamentati da organismi di governance affinché la crescita economica sia accompagnata da uno sviluppo sostenibile e con un basso impatto ambientale.


Senza alcuna transizione economica controllata da una policy e da una programmazione definita, si corre il rischio che i profitti e i benefici degli operatori privati – in questo caso quelli operanti nel settore della movida – determinino, all’interno dell’economia di mercato, l’attribuzione delle esternalità negative e dei costi sociali a carico della collettività. Ed è esattamente ciò che è accaduto in città come Aversa e Frattamaggiore, diventate mete predilette dei giovani di tutto l’hinterland in cerca di svago e di divertimento: da che sarebbe dovuta essere un’opportunità per il rilancio dell’economia locale, la movida, in assenza di regole e di spazi adeguati per l’aggregazione giovanile, si è trasformata in un boomerang che ha provocato problemi di sostenibilità, di vivibilità e di gestione dell’ordine pubblico nel cuore delle città.


Dopo le segnalazioni nei mesi scorsi dei cittadini frattesi residenti in diversi quartieri interessati dalla movida notturna, in particolare in Via Biancardi e in Via Lupoli, questa volta sono stati i residenti di Via Padre Mario Vergara, importante arteria stradale che collega il centro di Frattamaggiore con l’Asse Mediano e Via Roma, a non poter più tollerare i disagi e i pericoli causati da questa situazione, tanto da aver presentato un esposto indirizzato al primo cittadino Marco Antonio Del Prete, alle principali istituzioni locali e al Prefetto di Napoli Michele Di Bari. Il testo della missiva, sottoscritta da oltre 150 cittadini residenti nella suddetta via, non lascia spazio a interpretazioni: la situazione è diventata insostenibile e si esortano le istituzioni a prendere provvedimenti.


I problemi che devono affrontare i quartieri interessati dalla movida frattese sono principalmente la sicurezza e la viabilità. Soprattutto nei weekend, negli orari di punta serali, le strade vengono prese d’assalto dalle automobili, spesso parcheggiate in doppia fila, sui marciapiedi o davanti ai passi carrabili. Con strade intasate dal traffico e parcheggi selvaggi che ostacolano anche il passaggio di pullman e ambulanze, i cittadini frattesi sono letteralmente ostaggio dell’inciviltà, tra rifiuti abbandonati in strada, fuori ai negozi e alle abitazioni, caos, urla, schiamazzi, musica a tutto volume e petardi sparatati a notte fonda. A ciò si aggiunge anche un serio problema di inquinamento e di salute legato allo smog proveniente dagli scarichi dei veicoli in coda, che i cittadini sono costretti a respirare. Essendoci pochissimi alberi il riciclo dell’aria è prossimo allo zero. Non solo, dunque, ai cittadini frattesi viene negato il diritto di vivere serenamente, ma al minimo cenno di richiamo o di protesta contro gli avventori della movida rischiano addirittura l’aggressione.


Ne è un esempio il grave episodio accaduto qualche settimana fa in Via Biancardi, nei pressi della Villa Comunale, dove un gruppo di scalmanati – come riportato da Il Mattino – forse in preda agli effetti dell’alcol, avrebbe iniziato a lanciare bottiglie di vetro contro un’abitazione, mandando le finestre in frantumi e provocando il ferimento di una donna. L’apice delle violenze è stato raggiunto a inizio di quest’anno tra Via Carbonari e Via Roma, zona molto frequentata dai giovani della movida, dove durante una rissa scoppiata per futili motivi, un ragazzo di soli 16 anni è stato accoltellato all’addome. Quella che sarebbe dovuta essere una serata tra amici sarebbe potuta finire in tragedia. Solamente dopo il grave episodio di cronaca sono stati attivati i controlli con denunce, arresti e segnalazioni. Il presidio di legalità, però, è durato pochi giorni a causa della carenza di personale delle forze dell’ordine, una beffa in un territorio a rischio criminalità come quello dell’area nord.


È chiaro che in un clima quasi da far west come quello descritto, segnato da inciviltà e illegalità, i cittadini abbiano paura di esporsi, temendo le reazioni violente da parte delle baby gang che di sera scorrazzano per le strade della città in sella ai loro scooter. Si tratta spesso di giovanissimi tra i 14 e i 18 anni, provenienti dai paesi vicini o da quartieri difficili, i quali girano in branco in cerca di guai, compiendo rapine e atti vandalici, e che non disdegnano di girare armati di coltelli e pistole giocattolo modificate. Un destino, il loro, che sembra già segnato. Quale futuro stiamo lasciando ai nostri giovani? Interrogarsi seriamente sul degrado sociale che affligge l’hinterland napoletano dovrebbe essere un dovere morale da parte delle istituzioni.


E se i fatti di cronaca legati alla violenza giovanile sono quelli che ovviamente fanno più notizia, in secondo piano finiscono i problemi legati alla sicurezza stradale, almeno fino a quando non ci scappa il morto. Sì perché di notte le strade di Frattamaggiore, in assenza di sistemi di sorveglianza adeguati e di pattuglie pronte a intervenire, si trasformano in piste da corsa, con veicoli che sfrecciano a tutta velocità con ragazzi molto giovani alla guida, talvolta senza patente, in stato d’ebrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti acquistate nelle piazze di spaccio della zona. L’area nord di Napoli, non di rado, si trasforma in teatro di corse clandestine, con auto e moto protagoniste di impennate, drift e manovre folli e spericolate in stile “Fast & Furious“, come documentato da Il Mattino.


A denunciare questa situazione sono stati ancora una volta i cittadini di Via Padre Mario Vergara. Si tratta di un problema che riguarda anche altre strade importanti e molto trafficate della cittadina frattese come Via Massimo Stanzione, Via XXXI Maggio, Via Vittorio Emanuele III, Via Giuseppe Mazzini e Via Roma, che di sera diventano estremamente pericolose a causa dei veicoli che corrono a gran velocità, e che sono state putroppo teatro anche di incidenti mortali. Proprio lungo la centralissima Via Roma, lo scorso autunno, si è verificato un terribile incidente nel quale ha perso la vita un ragazzo di soli 17 anni, mentre un altro di 16 è rimasto gravemente ferito.


Eppure basterebbero misure semplici ma efficaci per garantire una maggiore sicurezza stradale a partire dal miglioramento della segnaletica, sia verticale che orizzontale, soprattutto in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, installando cartelloni luminosi in prossimità di scuole ed edifici pubblici, contestualmente all’utilizzo dei dissuasori di velocità, fondamentali per garantire il rispetto dei limiti in città (la velocità è infatti la principale causa di incidenti gravi e mortali). Lavorare dunque non solo sulla repressione delle condotte illegali e socialmente pericolose, ma anche sulla prevenzione, sull’educazione e sulla sensibilizzazione resta fondamentale per garantire città a misura d’uomo, sicure e vivibili.


Va sottolineato anche come, in diverse occasioni, politica e istituzioni si siano rese conto della gravità dei problemi con grave ritado, mentre i cittadini si sono sentiti ignorati e abbandonati: per loro, come per i concorrenti di “Squid Game”, è valso a lungo il motto “si salvi chi può”. È triste dirlo, qualcuno storcerà il naso leggendo queste parole, ma è la realtà dei fatti con la quale dover fare i conti. Si tratta di problemi strutturali che necessitano azioni mirate e di una visione politica di ampio respiro: se i problemi si risolvessero installando due fioriere in centro sarebbe fin troppo facile, mentre i quartieri più periferici vengono silenziosamente dimenticati nonostante l’urgente bisogno di interventi di riqualificazione e di rigenerazione urbana.


Resta tuttavia innegabile che se ci fosse maggiore ascolto, cura e attenzione da parte delle istituzioni nei confronti dei cittadini che vivono in condizioni di disagio, molte cose potrebbero cambiare in positivo. Curare e ascoltare sono state anche le parole pronunciate da Papa Francesco nella sua ultima intervista in vita, rilasciata prima che fosse accolto nell’alto dei cieli: facciamo sì che le parole del Santo Padre non si perdano nel vuoto ma guidino la coscienza degli uomini, e che il futuro sia affidato nelle mani di persone di coscienza e di buona volontà, che è ciò di cui hanno bisogno i nostri territori per rinascere. Ne va del bene comune che è il bene di tutti: ne guadagnerebbero in tranquillità e vivibilità tutti i cittadini frattesi.


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Tags: criminalitàdegradoFrattamaggioregiovaniillegalitàinciviltàmovidaprimopianosicurezzatrafficoviolenzavivibilità
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