La camorra casertana, come gran parte delle organizzazioni criminali del Paese, ha saputo cavalcare perfettamente l’onda drammatica della crisi pandemica, strumentalizzando a proprio vantaggio la grave crisi economica provocata dal Covid-19. Tale dato, inconfutabile, emerge dal rapporto semestrale pubblicato dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) e illustrato nelle aule del Parlamento italiano. Sebbene i clan siano stati indeboliti da arresti e condanne, riescono comunque a far pesare la propria presenza sul territorio casertano condizionandone negativamente la vita politico-amministrativa e le attività economiche e imprenditoriali. Tale scenario criminale si contraddistingue per la presenza di organizzazioni ben radicate e ramificate che conservano saldamente nelle loro mani il controllo delle proprie aree di pertinenza, favorite altresì da una forte coesione interna fondata su solidi vincoli familiari, sulla ricerca del consenso popolare, sull’omertà e sulla complicità dei “colletti bianchi”.
I sodalizi criminali attivi nel Casertano si presentano tutt’oggi come autonomi ed eterogenei per struttura, radicamento, modalità operative e settori criminali di interesse. Queste caratteristiche, che si sono affinate col tempo, ne garantiscono una forte flessibilità e fluidità, la grande capacità rigenerativa che permette un costante ricambio generazionale tra vecchi e nuovi affiliati e la straordinaria propensione per gli affari. Le strategie dei clan, totalmente aderenti a logiche di tipo capitalistico, sono volte alla massimizzazione dei profitti. Ciò ha comportato, nell’arco degli anni, alla necessità di stipulare una vera e propria pax camorristica, ossia un patto di non belligeranza che ha come obiettivo la costruzione di vere e proprie holding del crimine. Ecco spiegato il motivo del ridotto numero di agguati mortali in provincia di Caserta, diversamente da quel che accade nella provincia di Napoli, che dimostra la propensione dei clan locali di federarsi tra loro e di trovare accordi vantaggiosi per spartirsi affari, denaro e potere.
Sarebbero molteplici le aziende casertane, sia di piccole che di medie dimensioni, che agirebbero sotto la “tutela” dei clan. Il rapporto che lega gli imprenditori alla camorra, come dimostrato dai numerosi arresti e sequestri avvenuti nell’ultimo anno, è stabile e duraturo, e assicura a questi ultimi la possibilità di aggiudicarsi facilmente gli appalti sfruttando le relazioni che i boss hanno intessuto negli anni con quella parte collusa e corrotta di classe dirigente casertana. Nonostante dunque la forte e innata capacità imprenditoriale della camorra, con vere e proprie succursali economiche del crimine sparse in tutta la penisola, attività illegali classiche come il traffico di stupefacenti, il racket delle estorsioni, il contrabbando e la prostituzione restano comunque importanti fonti di guadagno per i clan, sempre alla ricerca di canali economici legali attraverso i quali poter effettuare senza problemi il riciclaggio di denaro sporco. Anche la gestione dei rifiuti, come confermato dal rapporto “Ecomafia 2020” pubblicato da Legambiente, resta uno dei principali business delle ecomafie. Emblematico è il fatto che nell’ultimo anno si siano consumati ben 1.930 reati legati agli sversamenti illeciti che sono aumentati del 44% e che nella tristemente nota Terra dei fuochi siano stati segnalati circa 2.000 roghi con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente, quasi come se in una logica di “strategia della tensione” i roghi tossici rappresentassero il segno tangibile della presenza e del controllo dei clan sul territorio.

Nell’hinterland casertano a farla da padrone in maniera incontrastata regna ormai da quasi trent’anni il clan dei Casalesi composto dalle famiglie Schiavone, Zagaria, Bidognetti e Iovine. Il cartello malavitoso, tra i più potenti al mondo, è specializzato da sempre nel controllo delle attività economiche lecite e illecite attraverso la gestione di interi settori dell’economia, sia pubblica che privata, allo scopo di controllare il più alto numero possibile di appalti e servizi. Fondamentale per l’egemonia del clan è lo strettissimo legame tra i diversi ras dei Casalesi e la politica locale come dimostrato dal grande numero di amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni camorristiche, l’ultima, in ordine di tempo, quella Orta di Atella, nell’Agro atellano. Negli anni i Casalesi hanno imparato a consolidare importanti reti di connivenze e complicità negli apparati pubblici e amministrativi puntando sull’intimidazione e sull’assoggettamento. Gli interessi economici del clan sono rivolti soprattutto ai settori dell’edilizia, dell’agricoltura, dell’allevamento di bestiame, dell’industria lattiero-casearia, degli autotrasporti, della distribuzione, delle onoranze funebri, nel settore immobiliare e della ristorazione, nella gestione dei rifiuti ma anche nell’ambito dei servizi socio-sanitari. Fondamentali inoltre, al fine di garantire saldamente il mantenimento dell’egemonia dei Casalesi nei paesi casertani confinanti con l’area nord di Napoli, sono gli ottimi rapporti instaurati con il clan Mallardo di Giugliano in Campania, con i Moccia di Afragola, con i Puca di Sant’Antimo e con il clan Licciardi, appartenente alla famosa “Alleanza di Secondigliano”.


