Il nuovo McDonald’s tra Frattaminore e Sant’Arpino è davvero un’opportunità?
Il nuovo locale della famosa catena americana di fast food è stato inaugurato poche settimane fa nel territorio atellano. Tra lavoro precario, stipendi bassi e "junk food" chi ci guadagna davvero non sono né i dipendenti, né il territorio e nemmeno i cittadini
In Via Rosario, tra Sant’Arpino e Frattaminore, è stato recentemente inaugurato il nuovo fast food della catena americanaMcDonald’s. All’inaugurazione erano presenti anche i sindaci dei due Comuni atellani: Ernesto Di Mattia e Giuseppe Bencivenga.
La struttura si presenta con un ampio parcheggio da 50 posti auto, 247 posti a sedere, McCafé per la colazione, McDrive con doppia corsia per gli ordini in auto, McDelivery per le consegne a domicilio. Vi è anche un’area giochi e le immancabili casse digitali. Gli orari d’apertura sono dalle 7:00 alle 4:00 del mattino (h21). Licenziatario della nuova sede è il restaurantmanager Giuseppe Voci.
Il nuovo McDonald’s tra Frattaminore e Sant’Arpino
QUALI “OPPORTUNITÀ“?
Proprio il manager del fast food ha annunciato sui media locali che questa ennesima sede realizzata tra le province di Napoli e Caserta garantirebbe “Supporto al territorio locale, generando occupazione per 40 persone e valore sociale”. Ma è davvero così? Queste parole, infatti, stridono con i numeri. Secondo Indeed, piattaforma on-line di lavoro e occupazione, il fatturato medio di un singolo franchisee di McDonald’s si aggirerebbe sui 3,5 milioni di euro l’anno – l’equivalente di 1/3 del bilancio annuale di un Comune delle dimensioni di Sant’Arpino o Frattaminore – a margine di benefici per il territorio davvero marginali se si escludono i nuovi posti di lavoro.
MA POI INIZIANO I PROBLEMI
“Quali sarebbero i problemi?“, vi starete giustamente chiedendo. Ma è forse sbagliato dire che una multinazionale americana apra per fare profitti? No finché è la verità. Imprenditori e manager, benché cerchino mettere una “pezza a colori”, sanno bene che determinate attività generino esternalità negative, cioè danni di cui l’impresa non si fa carico. Certe dichiarazioni sono perciò di facciata: nessuno deve interrogarsi su dove finiscano e come vengano impiegati i profitti, nonostante l’art. 41 della Costituzione richiami al concetto di responsabilità sociale d’impresa.
McDonald’s genera esternalità negative molto impattanti nei territori in cui sorgono le proprie sedi, con conseguenze dannose per la salute dei cittadini e per l’economia locale. Andiamo perciò a vedere in cosa consistono questi aspetti negativi e perché il nuovo fast food procurerebbe più danni che benefici ai Comuni di Frattaminore, Frattamaggiore, Sant’Arpino, Succivo e Orta di Atella.
L’insegna del Mc campeggia su Via Rosario
LE ESTERNALITÀ NEGATIVE
1. Diffusione del junk food: il cibospazzatura.
Alimenti da fast food ad alto contenuto calorico ma a basso valore nutrizionale aumentano il rischio di malattie croniche come obesità, diabete, disturbi gastro-intestinali e problemi cardio-vascolari. Non è un caso che gli Stati Uniti, patria del fast food, siano uno dei Paesi col più alto tasso di obesità al mondo, tanto da diventare emergenza sanitaria nazionale. La diffusione di cibo spazzatura è anche uno dei fattori scatenanti l’aumento di disturbi alimentari, con conseguenze gravi sulla salute psicologica dei più giovani. Il junk foodha perciò un impatto negativo sulla sanità pubblica, un problema che le istituzioni dovrebbero risolvere, non incoraggiare.
Il tasso di obesità è aumentato del 75%
2. Uno stile di vita sbagliato mortifica cultura e prodotti locali.
Altra problematica riguarda l’adozione di stili di vita d’oltreoceano. L’UNESCO ha dichiarato la cucina italianaPatrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. La cucina campanaè tra le più amate al mondo. Siamo il Paese della dieta mediterranea, composta dal cibo più buono, nutriente e salutare. Dovremmo andarne fieri. Perché dovremmo condurre uno stile di vita “all’americana” che non ci rappresenta? Questo business non produce alcuna ricchezza reale per il territorio, danneggia le eccellenze locali ed è uno schiaffo alla nostra cultura culinaria millenaria.
La dieta mediterranea è la più sana al mondo
3. Ingozzarsi di cibo è un comportamento autolesionistico.
Mangiare fino allo sfinimento è un comportamento indotto basato sulla dipendenza psicologica. I fast food realizzano prodotti appetibili, disponibili ed economici. È tutto studiato: pietanze ricche di carboidrati, grassi e zuccheri stimolano l’appetito producendo dopamina, il neurotrasmettitore del piacere. Trattandosi di “cibi vuoti”, che non saziano, vengono digeriti subito. Così il picco glicemico si abbassa prima, il senso di sazietà svanisce e l’organismo desidera altro cibo. È il capolavoro del consumismo: creare falsi bisogni spingendo le persone a desiderare e mangiare cibo che fa male.
Il junk food crea dipendenza
4. Il “cibo veloce” riduce la qualità della vita.
La filosofia del fast food è racchiusa nel nome: consumare in fretta, ridurre il tempo da dedicare al cibo, avere più tempo per produrre. Chi non va di corsa tra casa, lavoro, famiglia e faccende da sbrigare ogni giorno? A causa di ritmi di vita sempre più frenetici non ci è rimasto nemmeno il tempo per un pasto nutriente: lo abbiamo considerato superfluo. E allora vai di panino al volo mentre si corre verso il prossimo impegno. Togliere tempo alla nutrizione vuol dire togliere tempo a se stessi, al proprio benessere e al proprio tempo libero, riducendo la qualità della vita.
Un pasto veloce consumabile in 10 min.
5. Flessibilità al lavoro vuol dire precarietà e stipendi bassi.
Il fast food di Sant’Arpino offre impiego a 40 dipendenti provenienti da tutto l’hinterland. Il tema principale, però, non riguarda il numero di lavoratori, ma la qualità del lavoro. Si tratta di un argomento tabù, come se lavorare fosse un privilegio e non un diritto costituzionale. Bisogna citare qualche cifra per capire l’impatto dell’azienda sul mercato del lavoro: il 70% dei dipendenti ha un contratto part-time di primo livello e percepisce uno stipendio di 600-700 euro mensili.
Lavoratoridel Mc chiedono stipendi dignitosi
L’alto tasso di disoccupazioneè la leva utilizzata per mantenere gli stipendi bassi. Non c’è certezza per i neoassunti di avere un lavoro stabile e duraturo. È il lavoro povero che fa scappare i giovani laureati all’estero. Lavorare al McDonald’s è un “lavoretto”, utile per pagare gli studi o l’affitto, oppure un secondo lavoro. I nostri territori hanno invece bisogno di politiche del lavoro vere per crescere. Infine l’automazione sarà totale. Con l’applicazione dell’IA alla robotica, saranno sostituiti tutti i dipendenti umani e l’impatto occupazionale sarà minimo.
I nuovi dipendenti umanoidi del Mc
6. La grandi catene danneggiano il commercio locale.
Se gli stipendi sono bassi, il lavoro è precario e l’inflazione aumenta, le persone rivolgeranno la loro domanda verso beni più economici. Ecco perché l’apertura dei fast food viene vista con favore: permettono di mangiare spendendo poco. È la stessa logica del successo dei discount e delle catene di fast fashion come Shein. Dal momento in cui la domanda si rivolge verso scelte low cost, i commercianti locali avranno un calo delle vendite e dei guadagni, subendo la concorrenza sleale delle grandi catene.
Le multinazionali godono delle economie di scala, possono cioè ridurre i costi all’aumentare della produzione grazie al capitale d’investimento. Le attività locali sono invece a conduzione familiare e a basso capitale. Il commerciante non può acquistare materie prime a basso costo dall’estero, non può competere per produttività e non può abbattere i costi. Le multinazionali ricevono inoltre agevolazioni fiscali. Il problema sta dunque nel libero mercato, che favorisce le grandi imprese.
Persone in fila alle casse del Mc
7. Il BigMac provoca il cambiamento climatico.
Pochi sanno che il gigante americano è tra le imprese più inquinanti al mondo. Questo perché ha come fornitrici di carni le aziende maggiormente responsabili delle emissioni in atmosfera di anidride carbonica (CO2). È dunque corretto dire che è una delle aziende che stanno causando il cambiamento climatico. Va inoltre sottolineato come i fast food inquinino anche a causa dell’alto consumo di plastica, carta e oli esausti. Questo consumismo, sul piano della gestione locale, aggrava i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti in un territorio come il nostro segnato da discariche abusive e roghi tossici.
Rifiuti gettati a terra dai clienti del Mc
DISCLAIMER: McDONALD’S È IL “SINTOMO”
Né questo articolo né Il Crivello hanno intenzione di “demonizzare” o “infangare” McDonald’s, i cui dipendenti vanno sempre tutelati e rispettati. Chi scrive non nutre alcuna ostilità, invidia o antipatia nei confronti della catena di fast food, così come per qualsiasi altra corporation. Il nostro è un giornale serio fatto da giornalisti competenti, che diffondono notizie vere. Il nostro dovere etico e professionale è fare informazione in maniera corretta, nel rispetto dei lettori.
Bisogna quindi fare uno sforzo, capire che le multinazionali sono il sintomo di una “malattia” più grande: il capitalismo. È il sistema socio-economico, il suo modello di produzione basato su sfruttamento, diseguaglianze, consumismo e inquinamento a essere sbagliato. Il McDonald’s di Sant’Arpino non risolve il problema della disoccupazione ma se chiudesse, 40 persone resterebbero senza occupazione, per questo il lavoro dei dipendenti va difeso.
Come in una relazione tossica, dipendiamo dallo stesso sistema che ci sfrutta facendo leva sulle nostre debolezze e i nostri bisogni. Questo, però, non ci deve impedire dal mettere in discussione il sistema in maniera onesta e oggettiva, affinché questo modo obsoleto di creare ricchezza per pochi e non per molti, venga sostituito da un nuovo modello di sviluppo economicamente, ecologicamente, socialmente e umanamente sostenibile. È in gioco il futuro del pianeta.
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