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Home Cultura Arte

“The World of Banksy”: la mostra sullo street artist inglese fa tappa a Napoli

Dopo il grande successo riscosso in tutto il mondo, l'esperienza immersiva sulla produzione artistica di Banksy approda nella città partenopea, presso l'Arena Flegrea Indoor, dove resterà visitabile per tutto l'inverno fino alla prossima primavera

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
14 Novembre 2024
in Arte, Cultura, Società

LA MOSTRA

Dopo aver fatto sold out a Roma, Barcellona, Milano, Parigi e Dubai, ricevendo molti apprezzamenti e facendo registrare milioni di presenze, è giunta anche a Napoli la mostra The World of Banksy – The Immersive Experience. L’exhibit, allestita negli spazi espositivi dell’Arena Flegrea Indoor a Fuorigrotta, sarà visitabile per tutto l’inverno, e proseguirà fino a maggio 2025 per offrire ai visitatori l’opportunità di compiere un viaggio immersivo a 360° nel mondo dello street artist inglese che da oltre vent’anni fa parlare di sé.


Centoventi le opere esposte tra murales, graffiti, fotografie, installazioni e stampe; riproduzioni fedelissime e in scala reale dei lavori più iconici di Banksy, molti dei quali andati perduti o distrutti, entrati nell’immaginario collettivo grazie alla loro forza espressiva nel denunciare ingiustizie e diseguaglianze del nostro tempo. Dietro opere celeberrime come Ozone angel, Girl with balloon, Queen’s guard pissing, Steve Jobs refugee, Rat and champagne, Napoleon, Christ with shopping bag, The umbrella girl e Waiting in vain, accuratamente selezionate per la mostra, si cela un potente messaggio di denuncia sociale.


Questa forza dirompente e rivoluzionaria, figlia della cultura underground, ha reso Banksy uno degli artisti più osteggiati dal potere degli ultimi anni, ma è stata al tempo stesso la chiave del suo successo. Una speciale sezione interattiva della mostra guiderà i visitatori alla scoperta di storie, curiosità e retroscena che hanno caratterizzato le opere dell’artista inglese, con un focus sui temi trattati, capaci di far riflettere i visitatori su questioni di grande attualità come il razzismo, l’omofobia, il consumismo, l’imperialismo, il capitalismo, il cambiamento climatico e le guerre, con una particolare attenzione al mai risolto conflitto israelo-palestinese.


La street art, per definizione, è un’arte di strada, e sono numerosi i rischi a cui può andare incontro. Molte opere di Banksy, infatti, sono andate perdute per sempre, diventando delle vere e proprie leggende urbane, trasformate in simboli di rivolta e di protesta contro lo status quo. L’obiettivo della mostra è quello di non disperderne la funzione e la memoria in quanto testimonianze del presente, affinché immagini e significati non svaniscano assieme alle opere stesse, ma vengano assimilati come parte del patrimonio culturale contemporaneo.


La mostra immersiva The World of Banksy è organizzata dalla società Artful Events Collective, ed è curata dallo scenografo e designer belga Manu de Ros in collaborazione con Emre Ezelli, creative director della rassegna. Entrambi hanno saputo fondere insieme tecniche espositive tradizionali a innovazioni digitali per un allestimento interattivo inedito e coinvolgente, caratterizzato da un forte impatto visivo, e con un’importante funzione educativa e storiografica.


L’ANONIMATO E L’IMPEGNO CIVILE

L’identità di Banksy è tutt’oggi un mistero. Benché giornalisti e investigatori abbiano provato a capire chi fosse realmente, il suo nome resta un enigma. Di lui si sa molto poco, se non che dovrebbe avere più di quarant’anni e che sarebbe originario di Bristol, nel Regno Unito. Oltre al nome d’arte e alla provenienza non si sa èiù nulla. Complice della fama dello street artist è stato anche il suo anonimato: il fitto alone di mistero che avvolge la sua figura affascina e suggestiona chiunque.


Ciò che è certo è che si tratta di un artista audace, geniale, provocatorio, un abile comunicatore capace di creare un forte legame emotivo attraverso le sue opere stilizzate, semplici e minimaliste, dense di significato, che nascono come fenomeno controculturale per sovvertire gli schemi del mainstream. Ne emerge la figura di un artista che sfida con intelligenza e irriverenza le convenzioni sociali, l’autorità e il pensiero unico, utilizzando gli stessi codici comunicativi della cultura pop. Pur criticando radicalmente la società contemporanea e le sue contraddizioni, Banksy è riuscito a diventare con la sua dirompenza uno degli artisti più iconici di sempre.


I muri delle città sono per lo street artist la “tela urbana” dove poter realizzare i suoi emblematici graffiti con la tecnica dello stencil. Da Londra a New York, da Berlino a Tokyo, da Napoli a Venezia – nella città lagunare ha denunciato il dramma dei migranti in mare – le strade sono diventate lo scenario della sua arte. Se da un lato istituzioni culturali come il Tate Modern di Londra, la Gallery of Modern Art di Glasgow e il Musée du Louvre di Parigi hanno ospitato le sue opere, altre come il Metropolitan Museum di New York e il Brooklyn Museum le hanno rifiutate, dimostrando come il suo linguaggio “non allineato” lo renda un artista scomodo.


Banksy è stato attivo anche in zone di conflitto. Diverse sue opere sono state realizzate lungo la controversa “barriera di separazione israeliana”, il muro di cemento armato lungo oltre 700 chilometri e alto 9 metri, sovrastato da filo spinato, telecamere e torri di controllo, che traccia il confine tra i territori israeliani e quelli palestinesi. Lungo questa barriera lo street artist ha denunciato le violenze e l’apartheid subite dai palestinesi, finendo nella black list delle personalità “non gradite” a Israele. Una delle sue opere più recenti, inoltre, è stata fatta sparire dopo poche ore. Il motivo? Aver focalizzato l’attenzione sui bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza, argomento che purtroppo costituisce un vero e proprio tabù per i media e la cultura mainstream.


L’artista inglese ha spesso utilizzato la sua arte a scopi umanitari, finanziando le missioni di salvataggio in mare della nave Louise Michel, imbarcazione che porta il nome dell’illustre scrittrice e femminista francese, con lo scopo di salvare i migranti nel Mediterraneo. Ha inoltre compiuto diverse donazioni a favore del NHS – National Health Service, il servizio sanitario nazionale inglese, oltre che per la costruzione di ospedali in Palestina. Il suo coraggio e le sue azioni l’hanno reso un personaggio fortemente inviso all’establishment politico e culturale: le sue opere hanno fatto esplodere numerosi casi mediatici e continuano a nutrire un acceso dibattito, tanto che lo street artist è stato inserito dal Time nella lista delle persone più influenti al mondo. Attraverso la sua opera Banksy ha contribuito al riconoscimento del ruolo della street art all’interno del mondo dell’arte.


BANKSY E NAPOLI

La mostra si focalizza anche sul legame speciale che unisce Banksy alla città partenopea, testimoniato dalla Madonna con la pistola, graffito realizzato sul muro di un vecchio palazzo in Piazza Gerolomini, nel cuore centro storico di Napoli. L’opera raffigura una Madonna con una pistola al posto dell’aureola; una rappresentazione che vuole essere una denuncia contro la camorra, tra i principali mali della città, e un invito a riflettere sulla violenza. L’iconografia, al cui fianco si trova un’antica edicola votiva dedicata alla Vergine con il Bambino, quasi a sottolineare il rapporto indissolubile della città partenopea con il sacro e il profano, è stata inglobata di recente in una bacheca di vetro per evitare che venisse cancellata.

Madonna con la pistola, Piazza Gerolomini, Napoli

Destino diverso è toccato invece a un’altra opera di Banksy, la prima realizzata in Italia e a Napoli. Si trattava di una rappresentazione stilizzata de L’estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini, disegnata dallo street artist con in grembo una Coca-Cola, delle patatine fritte e un panino del McDonald’s. Il murale, situato nei pressi della centralissima Spaccanapoli, voleva rappresentare una critica al cibo spazzatura e alla turistificazione sempre più invadente che stavano soffocando le sue peculiarità e le tradizioni della città. L’opera, purtroppo, è andata persa.

L’estasi di Santa Teresa, Spaccanapoli, Napoli (persa)

Alcuni giornalisti avevano ipotizzato che l’artista potesse avere origini partenopee. Tali teorie accosterebbero la sua figura a quella dello street artist e musicista Robert Del Naja, figlio di immigrati napoletani e fondatore della band inglese Massive Attack, reduci di diverse collaborazioni con il gruppo partenopeo degli Almamegretta. Per quanto possa essere una tesi affascinante, senza conferme resterebbe solo un’ipotesi. Robert Del Naja è stato infatti a Napoli per i festeggiamenti del Terzo Scudetto degli azzurri, ma di Banksy non sembra esserci stata traccia.

Robert Del Naja, street artist e fondatore dei Massive Attack

Sotto l’impulso dell’artista, negli ultimi anni Napoli è diventata meta di molti street artist di fama internazionale. Camminando lungo le strade della città è facile imbattersi nei murales di Jorit, Zed, Blu, Hope, Rosk & Loste, La Fille Bertha, Naf-Mk, Tono Cruz, Matu, Teso, Jerico, Leticia Mandragora, Mattia Campo Dall’Orto, Tvboy, Zemy, Francisco Bosoletti, Collettivo FX, Trisha, Cyop & Kaf e Roxy in The Box. La città partenopea è diventata così uno dei centri nevralgici della street art e della cultura underground in Italia. Ed è verosimilmente grazie all’esempio di Banksy e del suo anonimato, che all’ombra del Vesuvio abbiano trovato terreno fertile scrittori e musicisti dei quali non si conosce l’identità. Basti pensare al fenomeno letterario di Elena Ferrante con L’amica geniale, o al successo musicale di Liberato, in una città dove la vera identità consiste in ciò che si ha da raccontare.

San Gennaro e Caravaggio, di Roxy in The Box

INFO & LOCATION

L’Arena Flegrea Indoor è il nuovo spazio espositivo della Mostra d’Oltremare, nato con l’obiettivo di diventare uno dei principali poli culturali e attrattivi della città, allargando il suo raggio d’azione a tutto il Mezzogiorno. Questo ampio spazio, esteso su una superficie di 4.000 metri quadrati, è stato progettato per ospitare eventi culturali, mostre e spettacoli. La location, allestita nel foyer dell’Arena Flegrea a Fuorigrotta, è accogliente e ben attrezzata, completa di tutti i servizi.

Per maggiori informazioni sugli orari e le modalità di visita della mostra The World of Banksy è possibile vistare il sito web ufficiale www.theworldofbansky.it oppure contattare l’indirizzo e-mail info@theworldofbanksy.it. Onde evitare lunghe file ai botteghini, soprattutto nei weekend e durante le festività, è consigliabile acquistare i titoli di ingresso in prevendita on-line (clicca qui). L’arte di Banksy ti aspetta per essere scoperta da vicino: non perdere questa occasione!

L’ingresso dell’Arena Flegrea a Fuorigrotta

Le foto della mostra e dell’Arena Flegrea sono a cura della fotografa Titti Fabozzi, delll’agenzia DMV Comunicazione.

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Tags: Arena FlegreaArteBanksyculturaFuorigrottamostraMostra d'oltremareNapoliprimopianostreet art
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